Studenti e ricercatori

Pronti i bandi per i primi 100 dottorati industriali

di Marzio Bartoloni

Si parte subito con 100 cervelli dentro grandi imprese e Pmi che faranno da battistrada. Ma l'idea è quella di spingere sempre di più sull'acceleratore dei dottorati industriali per aumentare da una parte il tasso di innovazione nelle imprese, soprattutto le più piccole, e dall'altra favorire uno sbocco per questi giovani altamente qualificati che sempre più difficilmente trovano posto in università - solo uno su dieci ce la fa - e così in molti casi fanno le valigie e vanno all'estero dopo che li abbiamo formati investendoci soldi e risorse.

Incentivi per assunzioni dopo due anni di formazione
Ad annunciare il cambio di marcia sui dottorati industriali è stato nei giorni scorsi il ministro dell'Istruzione, Università e Ricerca Stefania Giannini: «Entro un paio di mesi partiranno i primi bandi, si tratta solo di superare il passaggio del Cipe, ma i fondi ci sono». Poche parole che segnano però il primo passo per uno strumento che vuole aprire le porte delle aziende ai migliori cervelli che potranno così formarsi e fare esperienza sul campo nei laboratori e nei centri di ricerca d'eccellenza delle nostre imprese. L'idea è quella di stimolare il decollo di questo tipo di dottorato - previsto anche in un regolamento che ha riordinato la formazione di terzo livello (il Dm 45/2013) -, ma che finora è stato praticamente inutilizzato. Il primo bando che farà da battistrada e che dovrebbe partire entro un paio di mesi - dopo il via libera con apposita delibera del Cipe - riguarderà 100 dottorandi che saranno selezionati e svolgeranno la loro ricerca nelle imprese (un piccolo contingente potrebbe andare anche nelle Pa) dove conquisteranno il loro titolo di Phd. Dopo i primi due anni di formazione con apposito contratto finanziato dal bando sono previsti degli incentivi per l'assunzione al terzo anno nell'impresa: si punta in particolare alla stabilizzazione di più della metà dei dottorandi che saranno coinvolti.

Uno sbocco per molti dottorati esclusi dalle carriere accademiche
Il progetto nasce da una partnership tra la Fondazione della Crui - la Conferenza dei rettori dell'università italiana -, Confindustria e il ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca. E potrà contare su di un budget messo in campo dal Miur che per il primo bando è di 11 milioni. Soldi, questi, che saranno attinti dal Fisr, il Fondo integrativo speciale nato per finanziare specifici interventi di particolare rilevanza strategica indicati nel Programma nazionale per la ricerca. Che indica proprio nello sviluppo del capitale umano qualificato una delle priorità per il nostro Paese. Il dottorato - che rappresenta il massimo livello di studi raggiungibili - oggi vive un paradosso: sui circa 10mila giovani che ogni anno conquistano il titolo, solo mille attualmente riescono ad essere assorbiti dalle carriere accademiche. Gli altri, con molte difficoltà, trovano uno sbocco professionale nel privato, spesso in posizioni non qualificate per la loro formazione, o nei centri di ricerca sempre più a corto di risorse. Da qui l'idea di spingere su di una corsia preferenziale per portare i migliori cervelli dentro le aziende che hanno fame di innovazione. Al bando le imprese parteciperanno attraverso una apposita call e dovranno assicurare un cofinanziamento, anche in termini di laboratori, supporto amministrativo e accompagnamento. Alla fine del periodo l'impresa deciderà se assumere i dottori di ricerca o se aiutarli nel caso nello sviluppo di una loro start up.


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