Studenti e ricercatori

Sono 14 gli atenei italiani presenti nei migliori 800 del mondo

di Eugenio Bruno

Dal QS World University Rankings giungono una buona e una cattiva notizia per la nostra istruzione universitaria. La buona è che 14 dei 26 atenei italiani presenti tra i primi 800 della celebre graduatoria internazionale migliorano la loro posizione in classifica. La cattiva è che per trovare la prima università tricolore bisogna comunque scendere al 188esimo posto, occupato da Bologna.

Le università italiane
Anche nel 2013 l'Alma mater del capoluogo emiliano si conferma infatti la migliore università italiana. Guadagnando sei posizioni rispetto al 2012 quando era 194esima. A completare la top five di casa nostra ci sono La Sapienza di Roma (che sale dal 216 al 196esimo posto), il Politecnico di Milano (ora 230esimo, lo scorso anno era al posto 244), la Statale di Milano (che dalla 256esima posizione passa al 235esimo) e l'università di Pisa (che da 314esima diventa 259esima).
Nel complesso sono 26 gli atenei tricolori censiti tra i primi 800. Con quattro new entry: Milano Bicocca, Roma tre, Università studi di Brescia e Verona. Come detto in 14 hanno fatto registrare un avanzamento di classifica nella qualità della ricerca. I miglioramenti più significativi sono riscontrabili in due criteri dei sei che compongono la ricerca, quelli che misurano attraverso un sondaggio globale, l'opinione degli accademici (62.094 partecipanti) e dei datori di lavoro/recruiters internazionali (27.957 partecipanti).

I migliori atenei internazionali
Passando al top ranking mondiale in testa si conferma lo stesso terzetto dello scorso anno. Con il Mit di Boston che precede ancora una volta le inglesi Harvard e Cambridge. Gli Stati Uniti continuano a farla da padrone con 11 atenei presenti tra le prime 20 anche se gli effetti della crisi finanziaria del 2008 hanno fatto sentire i loro effetti sul sistema di istruzione americano. Delle 83 università presenti tra le top 400, 64 sono scese in classifica rispetto al 2007. Un trend opposto si è verificato per i 62 atenei asiatici inclusi nelle prime 400: nel 70% dei casi hanno infatti migliorato la loro posizione in classifica. Anche se nessuna è riuscita a entrare nella top 20. Tant'è che la migliore è la National University of Singapore al 24esimo posto.

Le reazioni
Nel commentare i dati relativi all'Italia il direttore della Qs Intelligence Unit, Ben Sowter, ha dichiarato: «Nonostante la crisi economica, l'Italia è un Paese dove esistono eccellenze straordinarie nell'ambito dell'insegnamento e della ricerca universitaria. Per essere fortemente competitiva – ha aggiunto lo stesso Sowter – l'Italia deve dotarsi di un "sistema Paese" che sostenga la genialità e il talento, incrementi e razionalizzi gli investimenti nella ricerca e concentri le risorse in pochi e selezionati poli di eccellenza, come avviene Inghilterra, Francia, Germania e in Cina».
Per il presidente del Consiglio universitario italiano, Andrea Lenzi, il nostro è «un risultato positivo nonostante i tagli alle risorse che da anni colpiscono l'università italiana che, sebbene l'apparente scarsa attenzione dedicata alla innovazione ed alla alta formazione da parte della politica, ha mantenuto ed addirittura migliorato le sue performance in questa lista di ranking. D'altra parte – ha spiegato Lenzi – anche nei recenti dati della Vqr, gestita dall'Anvur, la valutazione del confronto internazionale della università italiana aveva dimostrato l'ottimo risultato della nostra ricerca nei campi tecnologici e bio-medici».


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