Studenti e ricercatori

La facoltà di medicina perde appeal

di Federica Micardi

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Professioni sanitarie in crisi, e per i futuri medici specializzazione a rischio.

L'allarme arriva da più voci, tra cui la FnomCeo, la Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e odontoiatri che riporta nel proprio sito i dati rilevati da Almalaurea: se nel 2007 trovavano lavoro 94 infermieri su 100, nel 2012 ci sono riusciti in 63, mentre tra gli infermieri pediatrici il calo è dal 93 al 51%, e tra i tecnici di radiologia dal 93 al 41%. Per i medici il dato è più difficile da rilevare, visto che a distanza di 5 anni quasi tutti sono specializzandi. Ma i segnali non sono incoraggianti. La FnomCeo denuncia l'insufficiente disponibilità di posti per gli specializzandi, che sono passati dai 5mila di due anni fa agli attuali 3.500; di contro però vanno aumentando gli iscritti alla facoltà di Medicina.
Un allarme simile viene lanciato dalla Società italiana giovani medici (Sigm): «Il differenziale tra laureati e i posti nelle scuole di specializzazione e nei corsi regionali di medicina generale è destinato ad aumentare nel tempo, con previsioni ancora più infauste per gli attuali studenti in medicina: già da quest'anno si stima ci saranno almeno 8.500 concorrenti per circa 4.400 posti (circa 3.500 contratti per la formazione specialistica e circa 900 borse per la medicina generale)».
Si sta creando una sorta di 'imbuto' post laurea dove a fronte di una sensibile contrazione dei contratti di specializzazione, passati da 5.000 a 3.500 nell'ultimo anno - nonostante la richiesta di almeno 8mila borse di studio da parte delle Regioni per far fronte alla domanda assistenziale - è stato incrementato il numero di posti per le facoltà di Medicina.
A queste premesse, già di per se preoccupanti, si aggiunge la denuncia di Link- coordinamento universitario che segnala come a fronte di quasi 60mila pensionamenti di medici nei prossimi dieci anni, solo 45mila professionisti termineranno il loro percorso di specializzazione, configurando un gap di quasi 15mila unità, e questo solo per quanto riguarda l'assistenza sanitaria di secondo livello.
Senza entrare nel merito del "numero programmato" che alcuni vorrebbero abolire mentre altri difendono emerge chiaramente la mancanza di una strategia di medio-lungo periodo. Denuncia che arriva chiara dal segretario di FnomCeo Luigi Conte: «È necessario fare chiarezza sui dati occupazionali e demografici dei professionisti, i nostri non combaciano con quelli del Ministero dell'Università, che non combaciano con quelli del Ministero della Salute, ed altrettanto si può dire per i dati dei collegi infermieristici Ipasvi». Secondo la FnomCeo serve un organismo unico nazionale che offra dati certi su cui calcolare i fabbisogni di professionisti della sanità.
Intanto rispetto all'anno scorso il numero dei candidati iscritti sul sito del ministero dell'Università e Ricerca (Miur), che il prossimo 8 aprile tenteranno di superare il test d'ingresso alle facoltà di Medicina-chirurgia e odontoiatra (test unico) delle università pubbliche italiane è in calo,. Le iscrizioni sul portale nazionale del Miur risultano essere 69.603, ovvero il 17% circa in meno rispetto all'anno scorso, quando erano 85mila. Il dato certo però si avrà solo a prova conclusa, dato che non tutti gli iscritti poi partecipano effettivamente al test; l'anno scorso si sono presentati circa 15mila candidati in meno. Comunque i posti in palio sono 10.550, sempre troppo pochi rispetto alla domanda.


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