Studenti e ricercatori

Meno iscrizioni e boom di abbandoni: l'Ue è ancora lontana

di Marzio Bartoloni

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Il sensibile calo del numero degli immatricolati nelle università italiane è un dato preoccupante» e gli abbandoni, come il numero degli studenti fuori corso, sono fenomeni «patologici» che vanno oltre la crisi e vanno curati subito perché «sono uno spreco e un lusso che questo Paese non può permettersi». L'appello è del ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, Stefania Giannini alla presentazione del rapporto Anvur sullo stato del sistema universitario e della ricerca. Due pianeti in sofferenza come ha ricordato anche il capo dello Stato in un messaggio: «Si conferma purtroppo la persistenza di difficoltà strutturali nel settore dell'istruzione superiore della ricerca individuabili, in primo luogo, in un insoddisfacente livello complessivo della produttività del sistema - pur in presenza di innegabili punte di eccellenza - e nella permanenza di un sensibile divario territoriale a sfavore del Mezzogiorno». «Ulteriore preoccupazione - continua Napolitano - emerge dai dati relativi alle risorse destinate all'università e alla ricerca, che si attestano su valori considerevolmente inferiori alle medie europee e dei Paesi Ocse».


Abbandoni e meno immatricolazioni le patologie da curare
Per il ministro Giannini, il dato sul calo delle immatricolazioni e gli abbandoni (riguarda il 40% degli iscritti) è «impressionante», come anche quello sui cambi di facoltà dopo il primo anno di studio (15%): «Dobbiamo aiutare gli studenti a diventare consapevoli. Dobbiamo agire sulle patologie in ingresso con un orientamento efficace, che è anche compito del Miur, e in corso di formazione, che è un compito universitario. Cerchiamo di uscire dalla patologia». La scarsa presenza degli studenti over 25 incide in generale sul numero di immatricolazioni, che sono diminuite del 20,4% tra il 2003-04 e il 2012-13 (circa 70mila iscrizioni in meno). Negli anni la quota di coloro che si sono immatricolati a tre anni o più dal diploma è scesa dal 18,5% all'8% (17% la media Ue), a causa anche del drastico ridimensionamento degli incentivi per gli studenti lavoratori. Su questo punto il ministro ha assicurato che si impegnerà per aumentare le risorse per il diritto allo studio aumentando il numero delle borse di studio che oggi non coprono tutti gli idonei. Ma per Giannini il problema è anche un altro: «C'è nella società una sensibilità diminuita del valore dell'istruzione superiore. È un dato che va oltre la crisi: dobbiamo cercare di reiniettare nella società italiana l'idea che lo studio è l'unico vero strumento di riscatto per l'individuo».

Con la riforma 3+2 più laureati, ma siamo indietro a Ue
Il bilancio della riforma 3+2 (laurea triennale + magistrale) è - secondo l'Anvur - comunque positiva. In nove anni, dal 1993 al 2012, i laureati in Italia sono passati dal 5,5% al 12,7% della popolazione in età da lavoro e dal 7,1% al 22,3% dei giovani tra i 25 e i 34 anni. Ma nonostante il nostro sistema si sia aperto a un'università «di massa», l'Italia continua a essere uno dei Paesi con la più bassa quota di laureati: nel 2012 la media Ue registrava oltre 35 laureati ogni cento abitanti tra 25 e i 34 anni. Incidono l'assenza di corsi professionalizzanti e la riduzione delle immatricolazioni di studenti over 25. Secondo l'Agenzia di valutazione, il ritardo dell'Italia è legato, tra le altre cose, all'assenza di corsi professionalizzanti, «che nella media europea pesano circa per il 25% sul totale dei laureati». Inoltre gli atenei non riescono ad «attrarre studenti maturi» e si registra un basso tasso di successo: «in Italia solo il 55% degli immatricolati consegue il titolo a fronte di una media europea di quasi il 70%». Per quanto riguarda il 3+2, il numero delle persone che annualmente consegue un titolo terziario è oggi di circa il 31% superiore rispetto a prima della riforma. Il passaggio dalla triennale alla specializzazione riguarda poco più del 55% dei laureati.


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