Universita e lavoro

Una Scuola per tornare a pensare

di Armando Massarenti

Aderisco anch'io all'appello lanciato sul sito dell'editrice La Scuola e firmato da numerosi filosofi appartenenti ai più diversi orientamenti.

Aderisco anch'io all'appello lanciato sul sito dell'editrice La Scuola e firmato da numerosi filosofi appartenenti ai più diversi orientamenti. Devo dire però che il titolo – «Contro l'ideologia tecnocratica, ripartire dalla filosofia per ricostruire l'Italia» – mi convince solo a metà. Per l'esattezza, mi convince solo nella seconda metà, perché è sbagliato – e, direbbe Popper, è frutto di una mentalità cospiratoria – pensare che il ridimensionamento dell'insegnamento della filosofia deciso dal Governo uscente sia dettato dall'«ideologia tecnocratica» che imperverserebbe nella nostra società. Il titolo dell'appello rimanda a una falsa contrapposizione tra cultura umanistica da un lato e cultura tecnico-scientifica dall'altra, l'una contro l'altra armate. Se le cose stessero inevitabilmente così – e se non fosse vero invece che entrambe le componenti devono far riferimento a una visione unitaria della cultura – per la filosofia davvero non ci sarebbe scampo: un umanesimo così concepito sarebbe infatti comunque destinato a soccombere in quanto palesemente inadeguato al nostro tempo. Se invece davvero vogliamo «ripartire dalla filosofia per ricostruire l'Italia», come auspico insieme agli altri firmatari, dobbiamo approfittare di questa emergenza e di questa giusta protesta per fare un'operazione di assai più ampio respiro. Dobbiamo cioè riformare alla radice, servendoci degli strumenti critici che la migliore filosofia ci mette a disposizione, proprio quella «tradizione della cultura umanistica italiana» che, per come essa si autodefinisce, si contrappone al sapere tecnologico e assai spesso, ahinoi, persino a quello scientifico. Solo così avremo messo nelle mani dei nostri ragazzi gli strumenti per fronteggiare anche le eventuali derive della mentalità «tecnocratica», frutto di un modo acritico di intendere la cultura, la scienza e la tecnologia, che attecchisce e prospera proprio laddove umanesimo e scienza vengono contrapposti nei modi cui ci ha abituato la nostra tradizione di stampo neoidealistico. Dunque aderisco all'appello, e rilancio: al nuovo ministro dell'Istruzione chiediamo di salvare la scuola non salvando una «tradizione», ma di riformare la scuola, di ogni ordine e grado, impregnandola tutta di quegli strumenti critici che solo una buona filosofia, al passo coi saperi del nostro tempo, può fornire ai cittadini di domani.


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