Studenti e ricercatori

Senza il numero chiuso il rettore di Torino pronto a chiudere il corso di laurea in psicologia

di Marzio Bartoloni

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Dopo la bocciatura del Tar alla possibilità di prevede il numero chiuso l’università di Torino è pronta a una scelta clamorosa: non far partire nel prossimo anno accademico il corso di laurea in psicologia. Il rettore Gianmaria Ajani ha annunciato che chiederà al Miur un piano di investimenti per risolvere la questione con la decisione definitiva sull’apertura o chiusura del corso che sarà presa entro il 26 giugno, scadenza fissata per la comunicazione finale al ministero del destino del corso di laurea.

Corso di psicologia a rischio chiusura
La proposta del Dipartimento di Psicologia di chiudere il corso di laurea è arrivata a seguito della sentenza del Tar del Lazio pubblicata lo scorso 6 giugno che dichiara illegittimo il numero chiuso del corso di laurea in Scienze e Tecniche Psicologiche dell’università di Torino in quanto non vi erano i requisiti minimi per l'inserimento del numero programmato: il Dn 987/2016, relativo ai requisiti di docenza - come nel caso dell’anno scorso della Statale di Milano che tentò di inserire il numero chiueso per gli studi umanistici - non poteva essere utilizzato, secondo i giudici amministrativi, per introdurre l’accesso programmato. Di fronte alle proteste degli studenti il rettore ha dichiarato ieri di volersi prendere l'impegno nel portare ai piani ministeriali l'urgenza e la necessità di un piano emergenziale di investimento che permetta all’ateneo di non chiudere la triennale di scienze tecniche e psicologiche per quest'anno.

La reazione degli studenti
Gli «Studenti Indipendenti» di Torino ieri hanno annunciato che fino al 26 giugno continueranno a mobilitarsi: «Troviamo inaccettabile la presa di posizione del dipartimento a favore della chiusura e la volontà dell'Ateneo di fare un contro-ricorso per ristabilire il numero chiuso, invece di conformarsi alla sentenza. D’altro canto il ministero deve fare chiarezza e trovare le risorse per garantire il numero aperto di psicologia in tutta Italia adeguandosi al precedente del Tar». «Quello che sta accadendo nell'Ateneo di Torino è gravissimo. È necessario che il Governo Conte, che nel Contratto si è posto come obiettivo la revisione del numero chiuso nei diversi corsi di laurea, si adoperi immediatamente nello stanziamento di risorse e finanziamenti», ha aggiunto Andrea Torti, Coordinatore Nazionale di Link - Coordinamento Universitario. Anche per Valeria Sartori, coordinatrice dell’Udu Torino che ha curato il ricorso poi vinto al Tar del Lazio è «estremamente grave la decisione del Consiglio di Dipartimento di Psicologia, che decide di privare il nostro ateneo di questo corso di laurea invece di trovare soluzioni per far fronte all'introduzione del numero aperto nel corso».Da qui la richiesta dell’Udu affinché l’ateneo «si attivi nelle sedi dovute, in primis presso il Ministero, per chiedere, come l’Udu fa da anni, maggiori finanziamenti per l'università pubblica e il superamento del sistema di programmazione all'accesso». «Il parlamento e il Governo si trovano ad un bivio - spiega Elisa Marchetti coordinatrice nazionale dell’Udu -: o ignorare il problema come i loro predecessori, o affrontarlo. Se non sarà scelta la seconda strada, continueremo a farci sentire con ogni mezzo a nostra disposizione».


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