Pianeta atenei

L’avvocato cerca una laurea che specializzi di più

di Giovanni Lega*

I dati sulla avvocatura recentemente diffusi dalla Cassa nazionale forense hanno dipinto un quadro che offre molteplici spunti di analisi e riflessione.

Nonostante si assista a una crescita rallentata rispetto al passato, gli avvocati sono tantissimi: 242 mila (erano 87 mila nel 1996), in media quattro ogni mille abitanti. Ed è una attività che attira sempre meno giovani, sconfortati da una professione che non è stata in grado – fino ad ora – di tenere il passo con il mondo che cambia (l’età media è aumentata di circa 3 anni in soli dieci anni, passando dai 42 del 2007 agli attuali 45).

Aumentano le avvocate, soprattutto nelle fasce più giovani (erano solo il 7% del totale nel 1981, sono oggi il 50%), ma i loro redditi restano sensibilmente inferiori a quelli dei loro colleghi (circa il 43% di quello dei colleghi uomini): nel 2016 il reddito medio dichiarato dagli uomini è stato di 52.729 euro contro i 23.115 euro dichiarato dalle donne. Dati che, sotto altro profilo, sono stati rilevati anche da AslaWomen, che – sulla base di proprie rilevazioni interne – da tempo monitora la percentuale di avvocate nelle posizioni di vertice degli studi legali associati: negli ultimi anni il numero di avvocate socie negli studi membri è passato dal 16,9% del 2013 al 24,7% del 2016 e il discrimine più netto si avverte nel passaggio a equity partner con solo il 20,40% di avvocate nel 2016.

Un quadro sicuramente poliedrico che ci porta a riflettere sulle prospettive e sulle opportunità che hanno i giovani professionisti che, oggi, si affacciano al mondo della avvocatura. Quali sono le sfide che si trovano a dover affrontare? Quali i percorsi di formazione, aggiornamento e crescita?

Sono alcune delle domande che avremo modo di affrontare nella prima edizione dell’evento «Asla. Diritto al Futuro» – una giornata di conferenze e dibattiti per discutere e confrontarsi sui grandi temi dell’innovazione e sulla professione del domani – organizzato dall’Associazione studi legali associati il prossimo 18 maggio a Milano: non possiamo sapere con precisione come sarà tra cinquant’anni l’avvocatura, ma è doveroso cogliere e riflettere – fin da subito, tutti insieme – sui trend che stanno cambiando il mondo e anche una professione che, praticamente, è rimasta immutata da secoli.

Fondamentale è, secondo me, partire da una analisi sul ruolo delle università, che, in sinergia col mondo professionale, dovrebbero creare percorsi specializzanti in grado di far entrare i giovani nel mondo del lavoro a un’età in linea con quella degli altri paesi internazionali. Giovani formati non solo con preparazioni giuridiche, ma aperti a competenze di gestione manageriale, tecnologia, digitale, intelligenza artificiale, valori che – come nelle aziende nostre clienti – acquisiscono sempre più significato anche per l’avvocatura: così come è realtà il mondo dell’Industria 4.0, credo che si possa affermare che anche negli studi legali si sia alle soglie dei Servizi 4.0.

Un mondo che – esattamente come per le industrie – richiede specializzazione, investimenti e visione, al fine di creare piattaforme, database e servizi comuni, nella consapevole certezza che tecnologia, innovazione e intelligenza artificiale non provocheranno – come ritengono luoghi comuni – l’eliminazione dei professionisti, ma consentiranno all’essere umano di sveltire procedure routinarie, lasciandogli maggior tempo da dedicare a servizi a valore aggiunto e a consulenze strategiche.

Il nostro auspicio è di far toccare con mano ai giovani che, anche per il mondo dei servizi legali, valgono le parole di Marcel Proust, che nel suo capolavoro scriveva: «Il vero viaggio della scoperta non sta nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi». Il mondo dell’avvocatura ha bisogno dello sguardo fresco, profondo ed entusiasta dei giovani.

*Presidente Asla (Associazione studi legali associati)
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