Studenti e ricercatori

Cuore made in Italy per il reattore sulla fusione nucleare da 2 miliardi di indotto

di Marzio Bartoloni

Nel mini-reattore che da novembre sarà costruito a Frascati per dimostrare la fattibilità della fusione nucleare per produrre energia pulita, sicura e inesauribile batterà un cuore made in Italy. Il progetto è internazionale e prevede un investimento da 500 milioni con ricadute per l’indotto calcolate in 2 miliardi. E le aziende e le filiere italiane all’avanguardia nelle tecnologie necessarie alla fusione (dalla produzione di magneti alla meccanica di precisione) si preparano a fare la parte del leone visto che finora le nostre imprese nel progetto Iter - il maxi reattore che sarà pronto nel 2025 in Francia e di cui il progetto a Frascati è una costola - si sono aggiudicate oltre un miliardo di commesse sui 2,4 messi in gara per la costruzione delle tecnologie.

Le aziende italiane saranno in prima fila anche nel reattore di Frascati
«Sono fiducioso che le nostre aziende replicheranno lo stesso risultato ottenuto nei lavori per Iter anche per il reattore di Frascati, aggiudicandosi almeno la metà dei lavori», avverte Aldo Pizzuto, direttore del Dipartimento fusione nucleare e sicurezza dell’Enea che ha appena scelto Frascati come sede per Dtt, il Divertor Tokamak Test facility. Dtt sarà concretamente un cilindro ipertecnologico alto 10 metri con raggio 5 all'interno del quale saranno confinati 33 metri cubi di plasma con un'intensità di corrente di 6 milioni di ampere (pari alla corrente di sei milioni di lampade) e un carico termico sui materiali fino a 50 milioni di watt per metro quadrato (oltre due volte la potenza di un razzo al decollo). Il plasma lavorerà a oltre 100 milioni di gradi mentre i 40 chilometri di cavi superconduttori saranno a 269 gradi centigradi sotto lo zero.

La realizzazione della Dtt dovrebbe confermare la forte leadership del nostro Paese nella ricerca sulla fusione. Finora, in particolare per il progetto Iter, si sono fatte avanti 500 imprese italiane. Tra queste ci sono in prima fila aziende come Ansaldo Nucleare e ASG superconductors (Gruppo Malacalza) che sta realizzando 10 dei 18 superconduttori per il progetto Iter che porterà alla costruzione del primo reattore al mondo per la fusione nucleare, a Cadarache in Francia. Tra le altre imprese made in Italy anche Simic, Mangiarotti, Walter Tosto, Delata Ti, Ocem Energy Technology, Angelantoni Test Technologies, Zanon, Cecom e il consorzio Icas costituito da Enea con Criotec e Tratos. «Per queste aziende partecipare a progetti di ricerca così importanti è un fattore che ne fa crescere la competitività - spiega Pizzuto - visto che si possono sviluppare tecnologie utili per i processi produttivi e per nuovi mercati». È il caso a esempio dei sistemi di stoccaggio dell’energia che saranno studiati nella fusione nucleare: «Penso che potranno avranno grandi impieghi nell’utilizzo delle energie rinnovabili che hanno un problema proprio nello storage».

L’avvio dei lavori del reattore a Frascati è atteso entro il 30 novembre, con la previsione di concluderli in sette anni; saranno coinvolte oltre 1500 persone di cui 500 direttamente e altre 1000 nell'indotto con un ritorno stimato di 2 miliardi di euro, a fronte di un investimento di circa 500 milioni di euro. «Ogni investimento di un euro in una tecnologia innovativa ha un effetto leva di quattro», spiega il direttore del Dipartimento fusione nucleare e sicurezza dell’Enea. Che ricorda come l’avvio di questo polo di ricerca vicino a Roma mobiliterà molte risorse a livello territoriale: «Per mantenere queste macchine sarà necessario attivare servizi di alta tecnologia in loco senza contare il fatto che questa tecnologia richiamerà molti scienziati e studiosi». Infine un effetto positivo potrà arrivare da nuove iniziative: «A fianco di questi progetti di ricerca nascono spesso spin off e nuove start up», conclude Pizzotti.


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