Studenti e ricercatori

Oltre 1200 cervelli rientrati hanno sfruttato il maxi sconto sulle tasse

di Marzio Bartoloni

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Magari l’Italia non sarà il Paese più ospitale dove fare ricerca. Ma da qualche anno offre un super incentivo fiscale che sembra funzionare tanto che nel 2016 ne hanno aprofittato 1244 cervelli che hanno deciso di rientrare in Italia. Il maxi sconto sulle tasse riguarda i ricercatori e i docenti che, trasferendo la propria residenza fiscale in Italia, possono escludere dalla tassazione il 90% del reddito di lavoro autonomo o dipendente prodotto in Italia, per l’anno in cui divengono fiscalmente residenti in Italia e per i 3 anni successi.

I dati sull’Irpef 2016
L’ultima fotografia sul ricorso a questa agevolazione - introdotta con l’articolo 44 del Dl 78/2010 poi rivista dalla manovra dell’anno scorso - arriva dalla pubblicazione del ministero dell’Economia con «le statistiche sulle dichiarazioni fiscali e l’analisi dei dati Irpef per l’anno d’imposta 2016». Una rilevazione dalla quale emerge che sono stati appunto in 1244 i docenti e i ricercatori che hanno deciso di trasferire la propria residenza fiscale in Italia godendo di una tassazione ridotta dei redditi di lavoro dipendente e di lavoro autonomo prodotti in Italia per lo svolgimento dell'attività di docenza e ricerca. Redditi che hanno concorso alla formazione del reddito complessivo nella misura del 10% e sono esclusi dal valore della produzione netta ai fini dell'Irap.

Come funziona lo sconto
L'agevolazione si applica a decorrere dal periodo d'imposta in cui il docente o il
ricercatore diviene fiscalmente residente nel territorio dello Stato e nei 3 successivi,
quindi, per un totale di 4 anni. Se, in questo periodo, il docente o il ricercatore trasferisce la residenza all'estero, il beneficio fiscale viene meno a partire dal periodo d'imposta in cui non risulta più fiscalmente residente in Italia. Gli incentivi spettano ai docenti e ai ricercatori che svolgono in Italia la loro attività e che possiedono i seguenti requisiti: hanno un titolo di studio universitario o equiparato; sono stati residenti all’estero non in maniera occasionale (la durata dell'attività di ricerca o docenza all'estero deve essersi protratta per
almeno due anni consecutivi). L’attività di ricerca può essere individuata nell'attività destinata alla ricerca di base, alla ricerca industriale, di sviluppo sperimentale e a studi di fattibilità. L'attività di docenza, invece, può essere individuata nella attività di insegnamento svolta presso istituzioni universitarie, pubbliche e private.

Quale attività viene agevolata
L'effettivo svolgimento dell'attività di ricerca o di docenza all'estero deve risultare
da idonea documentazione rilasciata dagli stessi centri di ricerca o dalle università
presso i quali l'attività è stata svolta. L'attività di docenza e ricerca non
necessariamente deve essere stata svolta nei due anni immediatamente precedenti
il rientro. Per il calcolo del biennio di attività è possibile sommare il periodo di
svolgimento dell'attività di docenza e dell'attività di ricerca (per esempio, può
essere stata svolta per un anno attività di ricerca e nel successivo anno accademico
attività di docenza).L'agevolazione spetta sia nel caso in cui il docente o il ricercatore abbia iniziato a svolgere l'attività in Italia prima di trasferirvi la residenza sia nel caso in cui abbia
trasferito la residenza in Italia ed abbia poi iniziato a svolgervi l'attività.


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