Studenti e ricercatori

Università sempre meno «rosa»: scendono da 36 a 34 gli atenei top a guida femminile

di Eugenio Bruno

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La metafora forse è un po’ abusata. Ma resta quanto mai attuale. Dal punto di vista dell’equilibrio di genere il mondo accademico continua a somigliare a una piramide rovesciata. In tutto il mondo. A giudicare dagli ultimi numeri diffusi dal Times Higher Education sulle 200 top università del mondo: quelle guidate da una donna sono diminuite da 36 a 34.

La piramide resta rovesciata
Gli atenei sono forse il luogo in cui questo fenomeno si manifesta con più chiarezza. A fronte dei migliori risultati fatti registrare da studentesse prima e da laureate poi le ragazze perdono il “vantaggio competitivo” acquisito sui ragazzi appena si affacciano sul mercato del lavoro. Soprattutto se si tratta di una cattedra universitaria. Man mano che si passa dalle ricercatrici alle docenti fino alle rettrici le quote rosa si assottigliano progressivamente. E le cifre recentemente diffuse dal Times sembrano la dimostrazione più fedele di questo assunto.Dopo anni in cui il trend sembrava in crescita il numero di università a guida femminile sono tornate a scendere. Limitando l’analisi alle 200 migliori del mondo sono passate infatti da 36 a 34 quelle con a capo una donna. Con una riduzione, di fatto, dell’1% visto che si è scesi dal 18 al 17 per cento complessivo.

Il migliore ateneo al mondo è guidato da una donna
In valore assoluto il paese con il maggior numero di rettrici è rappresentato dagli Stati Uniti: sono 11 sui 34 atenei statunitensi contenuti nella top 200 del Times Higher Education. In termini percentuali è invece la Svezia a spiccare con 4 università in “rosa” sulle sei prese in considerazione dal ranking. Degno di nota è infine il caso inglese. Che vede sette donne guidare altrettante accademie. Inclusa la migliore al mondo: l’università di Oxford retta da Louise Richardson. Un primato che rende forse ancora più amaro il gender gap tra “magnifici” e “magnifiche”.


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