Studenti e ricercatori

Per gli aspiranti avvocati scatta l’obbligo del corso formativo durante il tirocinio

di Mar.B.

Per gli aspiranti avvocati dal prossimo 28 settembre scatta l’obbligo di partecipare a corsi obbligatori con verifica finale per ottenere il certificato di compiuto tirocinio. È infatti approdato lo scorso 16 marzo in «Gazzetta ufficiale» il regolamento del ministero della Giustizia (il Dm 9 febbraio 2018) che impone di frequentare i corsi organizzati da Consigli dell’Ordine, dalle Associazioni Forensi o altri enti accreditati. Gli studenti confermano tutte le loro critiche e paventano il rischio dell’introduzione di una sorta di numero chiuso per accedere alla professione

Come funzionano i corsi
I corsi secondo quanto prevede il regolamento dovranno avere una durata minima di 160 ore in 18 mesi, frequenza obbligatoria per l’80 % delle lezioni, due verifiche intermedie e una finale che se non superata obbliga il tirocinante a replicare l’ultimo ciclo semestrale di formazione con successiva nuova verifica (si tratta di test a risposta multipla). In particolare il decreto prevede che i corsi di formazione, a contenuto sia teorico che pratico, «sono articolati in modo tale da sostenere e integrare la preparazione del tirocinante necessaria allo svolgimento dell’attività professionale e all’espletamento delle prove previste dall’esame di Stato per l'abilitazione alla professione forense» e dovranno «consentire l'effettivo svolgimento del tirocinio professionale, senza pregiudicare l'assistenza alle udienze nonche' la frequenza dello studio professionale, dell'Avvocatura dello Stato, degli uffici giudiziari». In particolare l’obbligo scatterà ai tirocinanti iscritti nel registro dei praticanti dal 28 settembre 2018 (in pratica sei mesi dopo l’entrata in vigore del decreto).

Un nuovo numero chiuso?
Il regolamento prevede che chi organizza i corsi può programmare il numero delle iscrizioni a ciascun corso, «tenuto conto del numero degli iscritti al registro dei praticanti, delle concrete possibilita' di assicurare l'effettività della formazione e dell’offerta formativa complessivamente esistente nei circondari interessati». Se qundi può essere introdotto un tetto alle iscrizioni allo stesso tempo deve essere garantita ad ogni tirocinante la possibilità di accedere ai corsi, «tenendo conto dell'offerta formativa esistente nel circondario interessato ed in quelli limitrofi. Per garantire questo obiettivo i consigli dell'ordine possono stipulare degli accordi con le università e se necessario attivare modalità telematiche di formazione a distanza certificate dal Consiglio nazionale forense (al massimo 50 ore nei 18 mesi di tirocinio).

Negative le reazioni degli studenti
«Non solo con tale regolamento il Consiglio nazionale dell'Ordine Forense potrà accreditare in forma discrezionale altri Enti all'organizzazione dei corsi oltre i Consigli dell'Ordine e le Associazioni Forensi, ma gli organizzatori dei corsi potranno discrezionalmente programmare il numero delle iscrizioni al corso, obbligatorio per tutti i tirocinanti avvocati per accedere all'esame per l'avvocatura, con il rischio concreto di numeri chiusi all'accesso», ha spiegato Andrea Torti coordinatore di Link Coordinamento Universitario . Sulla stessa linea anche l’Udu, l’unione degli universitari, che parla di un regolamento inalizzato a tagliare il numero di avvocati, restringendo e limitando l'accesso alla professione. Per Elisa Marchetti dell’Udu «l’introduzione di corsi di formazione obbligatori a numero chiuso, a pagamento e organizzati a livello territoriale, finalizzati al superamento di un esame propedeutico all'esame di abilitazione, rappresenta un grave errore per una serie di motivi: si tratterebbe di un imbuto al termine del percorso di studi, che bloccherebbe inutilmente la carriera di molti».


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