Studenti e ricercatori

Al via il riparto dei fondi per il diritto allo studio: al Sud crescono del 40%

di Marzio Bartoloni

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Arrivano con quasi 6 mesi di ritardo i fondi per finanziare le borse di studio. Ieri la Conferenza Stato Regioni ha dato parere favorevole al riparto dei finanziamenti 2017 (con la sola opposizione del Piemonte tra le più penalizzate) del Fis, il Fondo integrativo statale che in tutto vale 219 milioni (222 con i fondi per gli eventi sismici) in crescita dai 211 milioni del 2016. Un riparto che arriva con l’applicazione per la prima volta dei nuovi criteri basati sui fabbisogni calcolati su “valori standard” e non più sulla spesa storica. E che vede una prima grande rivoluzione: nel Sud i fondi decollano del 40% rispetto all’anno precedente, al Nord calano del 13,7% e del 7,3% al Centro.

Il riparto tra le Regioni
I nuovi criteri prevedono in sostanza l’ introduzione di un valore standard e di una quota premiale che prevede tra le altre cose più fondi - dal 5 al 15% delle risorse - per le Regioni che investono di più nel diritto allo studio. Con quali effetti? Secondo il nuovo riparto Lazio, Lombardia, Piemonte e Valle d'Aosta vedono diminuire il Fis rispetto al 2016 di ben il 20%. Nel Lazio la diminuzione è di 5,8 milioni di euro, in Lombardia di 4,6 milioni e in Piemonte di 2,5 milioni. Anche Veneto ed Emilia vedono una diminuzione consistente (-2,5 milioni la prima e 1,9 la seconda). Crescono invece le Regioni del Sud: la Puglia passa da 13,4 a 17,5 milioni (+30%), dai 9 ai 12,9 milioni della Calabria (+41%) e dai 7,5 milioni del 2016 agli 11 milioni del 2017 della Sardegna (+47%). Mentre la Sicilia addirittura raddoppia passando dai 12,5 milioni del 2016 ai 25,7 milioni dell’anno successivo. «In attesa delle tabelle con cui verrà spiegato il fabbisogno reale, su cui è stata fatta la proiezione per il Fis 2017, sembra ben visibile - avverte Elisa Marchetti dell’Udu, l’Unione degli universitari - come siano state penalizzate fortemente alcune regioni che non investono il 40% di quanto ricevuto dallo Stato (Lombardia), o una cifra appena sufficiente (Veneto)». «Vengono anche “penalizzate” rispetto allo scorso riparto - continua Marchetti - le Regioni che da anni coprono il 100% di idonei beneficiari: questo elemento è dovuto al fatto che in precedenza nel riparto incidevano sia gli idonei, sia il tasso dei beneficiari. Questi ultimi invece, non sono più presi in considerazione». Per l’Udu la cifra mancante di quanto lo Stato dovrebbe garantire per mettere la sua parte «si aggira tra i 100 e i 130 milioni di euro».

Le richieste delle Regioni
Le Regioni ieri nel dare il loro via libera al riparto hanno fornito però alcune indicazioni per il futuro. E cioè che la quota premiale di Fis sia incrementata di base al 15% (oggi il 5%) e che questa possa essere ulteriormente innalzata sino al 30% (oggi il 15%); introdurre un elemento premiante per valorizzare lo sforzo finanziario delle Regioni che coprono con borsa di studio la totalità degli idonei; chiedere al Miur di rivedere i tempi di rilascio dei dati dell’Anagrafe nazionale degli studenti universitari utilizzati per il computo del gettito della Tassa Dsu dell’anno precedente necessario per il calcolo delle risorse proprie delle Regioni in modo da garantire il rispetto dei tempi previsti per la predisposizione della tabella di riparto. «Laddove i dati, su parte o tutti gli studenti universitari, non possano rendersi disponibili in tempo utile per garantire il rilascio della tabella di riparto entro il 30 settembre» le Regioni chiedono al Governo di «introdurre apposito emendamento che disponga che il gettito della tassa Dsu sia calcolato prendendo a riferimento i dati degli studenti dell'anno precedente».


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