Pianeta atenei

Si sblocca l’una tantum per 43mila prof universitari

di Eugenio Bruno

roma

I prof universitari italiani possono tirare un sospiro di sollievo. La ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli ha firmato ieri il decreto che sblocca l’una tantum per il recupero degli scatti di anzianità congelati nel quinquennio 2011-2015. Un bonus da 2.500 euro erogato in due rate che non soddisfa però il mondo accademico. Docenti e ricercatori infatti hanno già proclamato per giugno un nuovo sciopero degli esami. Scatenando le ire degli studenti.

Ma partiamo dal decreto. Nell’attuare l’articolo 1, comma 629 della legge di bilancio 2018, il provvedimento distribuisce alle università 50 milioni di euro per quest’anno e 40 per il 2019. Risorse che costituiscono il primo tempo della vicenda scatti. Il secondo è rappresentato dalla loro trasformazione da triennali in biennali. Una modifica che farà sentire i suoi effetti al momento del primo scatto. E cioè nel 2020.

Come anticipato su Scuola24 del 7 febbraio l’una tantum in arrivo sarà compresa tra i 2.572 euro e i 2.250 da spalmare in due rate (la prima nel 2018 per un valore tra 1.250 e 1.429 euro e la seconda l’anno prossimo per un importo tra i 1.000 e i 1.143 euro). La platea interessata è composta da circa 43mila professori e ricercatori universitari di ruolo che erano in servizio a inizio anno e lo erano anche nel periodo del blocco stipendiale, cioè tra il 1° gennaio 2011 e il 31 dicembre 2015.

L’importo verrà erogato dalle università sulla base del meccanismo di calcolo previsto dal decreto ministeriale che attribuisce un punto agli ordinari, 0,7 agli associati e 0,5 ai ricercatori a seconda del singolo ruolo rivestito in ogni anno di blocco. Il peso di ogni docente andrà poi diviso per 6 così da arrivare a un coefficiente che verrà moltiplicato per «il valore medio del costo caratteristico» di un professore di prima fascia. A quel punto verrà fuori il “magic number” di ciascun beneficiario. Da ridurre però di una quota compresa tra il 20 e il 30% oppure tra il 40 e il 50% a seconda che il diretto interessato abbia ottenuto per uno o per due anni il “premio” previsto dall’articolo 29, comma 19, della legge Gelmini del 2010.

La soluzione contenuta nella legge di bilancio 2018 sembra però non bastare alla comunità accademica. O almeno a una parte. Il Movimento per la dignità della docenza universitaria ha già proclamato lo stop per le sessioni estive degli esami universitari a partire dal 1° giugno. Sulla base di una piattaforma rivendicativa che parte dallo sblocco totale degli scatti a partire dal 1° gennaio 2015 e arriva all’assunzione di 6mila associati e 4mila ordinari. Un’iniziativa che non piace agli studenti e alla studentesse. Che, al grido di “Non sulla nostra pelle”, stanno raccogliendo le firme per fare desistere i professori dai loro propositi. A ieri ne avevano ottenute 36mila ma l’obiettivo è arrivare a quota 50mila.


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