Studenti e ricercatori

Al politecnico di Milano l’eccellenza è il design a 360 gradi

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Balzo del Politecnico di Milano, che conquista il quinto posto al mondo in Design, il nono in Architettura e in Ingegneria Civile e Ambientale e che sale al 17esimo posto in Ingegneria Meccanica e ottiene lo stesso risultato per la macro area Ingegneria e Tecnologia. Ingegneria elettronica ed Informatica si piazzano comunque nella top 50.

Un’eccellenza dunque quella della facoltà di Design, in una Milano che sta diventando motore nella formazione in questo settore, come ci racconta il rettore Ferruccio Resta.

«Parliamo di un design a 360 gradi: un design di prodotto, della comunicazione, della moda, dell'engineering. Come scuola di design abbiamo una capacità di rapporti internazionali incredibile. Quasi la metà dei nostri studenti è internazionale e sono molti i docenti che vengono a insegnare da noi perché riconoscono un’eccellenza a livello mondiale. Questo è un settore in cui non basta però essere una buona università. Servono anche delle reti importanti di relazioni, anche a livello locale. Serve dunque una città che risponda, con cui si possa dialogare per fare iniziative congiunte e portare la comunità universitaria a vivere la città, a vivere le imprese del settore del design e a vivere le relazioni. Naturalmente tutto questo ha bisogno anche di campus molto all’avanguardia, come servizi e come spazi perché avere tutti questi visitatori, studenti, docenti e imprese pretende degli standard internazionali come quelli delle un'università con cui ci confrontiamo».

Passi avanti di Milano e delle università italiane, dunque, ma la strada da fare è ancora lunga.

«C’è ancora molta strada da fare. A parte Design di cui dicevamo prima, ma Architettura al nono posto e Ingegneria al 17esimo - pensando che dalla piccola Milano e dalla piccola Italia ci confrontiamo con scuole di ingegneria e tecnologia di tutto il mondo - rappresentano un risultato importantissimo. Credo sia un risultato che ci porterà sempre più in alto, perché in un mondo in cui l’intelligenza artificiale renderà sempre più automatiche certe professioni, l'Italia che ha nella creatività e la flessibilità il suo punto di forza, verrà fuori davvero il made in Italy di fare ingegneria, il made in Italy di fare architettura e il made in Italy di fare design, che non potrà mai essere soppiantato dall'intelligenza artificiale. Per cui mi aspetto che questa formazione e innovazione delle nostre scuole, e non solo del Politecnico, potrà giocare un ruolo internazionale importante. Però bisogna decidere di giocare una politica di internazionalizzazione, cioè bisogna giocare sulla qualità, perché gli studenti vogliono la qualità, e bisogna essere ambiziosi di portare l’asticella sempre più in alto».

Cosa chiedere al nuovo governo e alla nuova classe politica che emergerà dalle elezioni?

«Che disegnino il futuro partendo da lontano. Che decidano un’agenda politica immaginando che Italia vogliamo tra dieci anni (lo dobbiamo ai nostri giovani) e che si cominci a progettare il punto di arrivo, non il domani, ma il punto di arrivo. Una volta che si progetta il punto di arrivo, bisogna arrivarci piano piano con pazienza e determinazione e avendo il coraggio di scegliere e non di distribuire a pioggia le proprie risorse».


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