Studenti e ricercatori

Studenti contro lo sciopero dei prof: «Se saltano gli esami borse di studio a rischio»

di Mar.B.

No allo sciopero degli esami annunciato già da quasi 7mila docenti universitari per il prossimo appello estivo. Lo dicono gli studenti che hanno raccolto 10mila firme per chiedere ai prof di non far saltare la prossima sessione di esame perché il mancato raggiungimento dei crediti potrebbe mettere a trischio il raggiungimento die requisiti per ottenere le borse di studio.

ll 16 febbraio il Movimento per la Dignità della docenza universitaria ha proclamato un nuovo sciopero degli appelli da svolgersi nella sessione estiva, dal 1° giugno al 31 luglio. I 6800 docenti firmatari la lettera di proclamazione dello sciopero chiedono lo sblocco degli scatti stipendiali per tutti i docenti, progressioni di carriera e nuove assunzioni, la copertura delle borse di studio e l’ampliamento della soglia di reddito per accedere alle borse di studio.
«Le modalità di sciopero indicate dal Movimento sono chiare. Qualora un docente scioperasse, ciò implicherebbe il mancato svolgimento del primo appello. Questo sciopero però - avverte Andrea Torti Coordinatore Nazionale di Link Coordinamento Universitario - rischia di avere un impatto molto grave sugli studenti, soprattutto perché potrebbe compromettere il raggiungimento dei crediti necessari per accedere al bando delle borse di studio e ai benefici di welfare studentesco». «Per questo - aggiunge Torti - abbiamo lanciato una petizione in tutti gli atenei e in tutto il Paese che ha già totalizzato più di 10mila firme, per richiedere che nessuno prenda scelte che aggravano ulteriormente le condizioni degli studenti e delle studentesse». La possibilità di sciopero è un diritto da tutelare, ma non vogliamo che le modalità scelte vadano a frantumare ancor di più una comunità accademica già pesantemente attaccata e divisa dalle politiche degli ultimi governi. Occorre lottare per un’università pubblica di qualità, aperta a tutti, adeguatamente finanziata, ma è necessario farlo tutti insieme: studenti, dottorandi, ricercatori precari e strutturati, docenti e personale tecnico-amministrativo, con una mobilitazione che non produca divisioni ma ci unisca sulla base di rivendicazioni comuni!” conclude Andrea Torti


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