Studenti e ricercatori

I prof confermano sciopero esami a giugno: nel mirino scatti di stipendio e fondi agli atenei

di Mar.B.

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Sciopero dagli esami universitari dal primo giugno al 31 luglio: dopo la protesta autunnale arriva la conferma ufficiale dal «Movimento per la Dignità della Docenza Universitaria» che ha appena proclamato una nuova mobilitazione sulla base di 7mila adesioni per la prossima sessione estiva. Un blocco degli appelli estivi che era stato minacciato nei giorni scorsi e che ha trovato ora conferma dopo un incontro con la ministra Fedeli durante il quale il Movimento ha consegnato la lettera di proclamazione del nuovo sciopero.

Annunciata con largo anticipo - spiega Carlo Ferraro (Politecnico di Torino) tra i promotori dell’iniziativa - per consentire agli studenti di organizzarsi per tempo, all’attuale Governo di soddisfare la parte di richieste che può ancora soddisfare, alle parti politiche di poter prendere posizione nella campagna elettorale e al nuovo Esecutivo di conoscere già i problemi che ci sono per poter intervenire subito. I 6800 professori e ricercatori di 75 università ed enti di ricerca italiani che hanno già aderito alla protesta chiedono lo sblocco definitivo degli scatti stipendiali («nella legge di stabilità 2018 è stata data una soluzione al problema solo parziale»: il riferimento è all’una tantum e agli scatti che diventano biennali dal 2020), 80 milioni di euro per le borse di studio degli studenti («riteniamo insostenibile la figura oggi esistente dello Studente meritevole ma senza borsa»), concorsi a Professore Associato (6.000 posti) e a Professore Ordinario (4.000) e 4.000 posti a concorso per ricercatori a tempo determinato di tipo B. «Sono richieste di sistema, nell'interesse dei singoli e dell’università pubblica tutta», assicurano. «Dichiariamo fin da ora la piena disponibilità - scrivono i prof nella lettera di proclamazione dello sciopero inviata al Governo e consegnata personalmente alla ministra Fedeli in un incontro martedì scorso - a tutte le iniziative finalizzate al raffreddamento del conflitto e al conseguimento di una conciliazione, secondo le modalità previste dalla legge e le indicazioni della Commissione di Garanzia dell’attuazione della Legge 146/90. A tale scopo chiediamo al Governo e al ministro in carica, e ribadiremo tale richiesta anche al nuovo Governo e al nuovo ministro che si insedieranno dopo le elezioni del 4 marzo qualora il conflitto non si risolva precedentemente, anche di convocare con urgenza una nostra delegazione, quella più oltre indicata, per esperire tutti i tentativi di risolvere la vertenza prima dell'inizio dello sciopero. Il larghissimo preavviso di questo sciopero permette agevolmente di procedere in tal senso».


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