Studenti e ricercatori

Sono 4mila i ricercatori che bussano alla porta degli atenei

di Marzio Bartoloni

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Dopo anni di ingressi con il contagocce dal 2016 si è riaperta la porta degli ingressi all’università per i ricercatori. Prima la legge di bilancio di due anni fa - con una “pausa” l’anno scorso quando si decise di non fare nulla - e poi la manovra di quest’anno hanno lanciato due piani straordinari di assunzione di ricercatori di tipo b per circa 2mila ingressi. A questi si aggiungono quelli in arrivo con il piano per i dipartimenti di eccellenza e altri riservati agli atenei del Sud attraverso i fondi Pon, per un totale complessivo di altri 2mila ingressi.

Tutto è iniziato con il piano straordinario per il reclutamento di ricercatori varato con la manovra nel 2016 con uno stanziamento di 50 milioni di euro (finalizzato al reclutamento di 861 ricercatori universitari di tipo B). La legge di bilancio di quest’anno ha ora promosso un ulteriore piano, stanziando 70 milioni per 1300 ricercatori sempre di tipo b nelle università.
A questo Piano se ne aggiunge un altro contenuto nel varo del Piano per i Dipartimenti di eccellenza avvenuto pochi giorni fa. Non meno del 25% di questo finanziamento, infatti, dovrà essere impiegato per l’assunzione di ricercatori di tipo b. Quindi, ai posti già varati, si aggiungeranno entro il 2018 altri 1.100 ricercatori. Infine, questa dotazione è ulteriormente incrementata con un piano di ricercatori di tipo a - il bando dovrebbe essere pubblicato a giorni - a valere sulle risorse del Pon Ricerca e Innovazione per a 600 ricercatori triennali per le università e le sedi degli enti pubblici di ricerca collocate nel Mezzogiorno.«Dopo anni di tagli, grazie ad un complesso piano di reclutamento di ricercatori, e grazie alle misure inserite nella nuova legge di Bilancio, vediamo l'ingresso di complessivi 4000 ricercatori, che si aggiungeranno al piano delle stabilizzazioni degli enti di ricerca. Si tratta dell'ingresso più massiccio che non si è mai registrato negli anni, e questo credo che sia un segno della direzione che bisogna continuare a perseguire in modo strutturale», ha spiegato la ministra dell'Istruzione Valeria Fedeli.


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