Studenti e ricercatori

«Stop alle barriere architettoniche all’università»

di Marina Castellaneta

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Le barriere architettoniche nelle università devono essere abbattute. Uno studente ha diritto di accedere alle strutture autonomamente senza doversi avvalere di un assistente messo a disposizione delle università. Lo ha stabilito la Corte europea dei diritti dell'uomo che, con la sentenza depositata ieri (ricorso n. 23065/12, Sahin), ha condannato la Turchia per violazione del diritto all'istruzione e del divieto di discriminazione.

La pronuncia
È stato uno studente universitario turco a rivolgersi a Strasburgo. Il ragazzo, ferito in un incidente, era rimasto paralizzato e aveva chiesto al rettore dell'università di adeguare le strutture in modo da consentire l'accesso alle persone disabili. Il rettore aveva opposto ragioni legate alla mancanza di fondi e indicato un assistente per aiutare lo studente. Di qui il ricorso alla Corte europea che ha dato ragione su tutta la linea allo studente. Prima di tutto, Strasburgo ha escluso la possibilità di invocare ragioni di budget come motivo per non procedere ai lavori per l'abbattimento delle barriere architettoniche. Bocciata anche la soluzione di ricorrere a un assistente. Le autorità universitarie – scrive la Corte – hanno compiuto una scelta senza considerare gli effetti della decisione sul benessere, la dignità e l'indipendenza dello studente che ha diritto a vivere nel modo più autonomo possibile. Così, Strasburgo ritiene che le autorità universitarie non hanno agito con la diligenza dovuta per consentire allo studente disabile di continuare a seguire i propri studi “su un piano di uguaglianza con gli altri studenti”. La Corte, accertata la violazione, ha condannato lo Stato a versare al ricorrente 10mila euro per i danni non patrimoniali.


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