Studenti e ricercatori

Entro aprile la mini riforma delle classi di laurea

di Benedetta Pacelli

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Flessibilità e razionalizzazione delle classi di laurea, revisione e semplificazione dei settori scientifico disciplinari. Su queste due direttrici si prepara la (complessa) nuova mini-riforma universitaria che potrebbe essere pronta entro il prossimo aprile. Un restyling non semplice ma necessario, come chiede il mondo accademico e come è tornata a sollecitare ieri la stessa ministra dell'istruzione, università e ricerca Valeria Fedeli davanti a una platea di rappresentanti del mondo accademico presenti al convegno «l'Università forma il futuro» organizzato dal Consiglio universitario nazionale.

L’incarico al Cun
Chiaro, in ogni caso, e condiviso il punto di partenza: i settori scientifico-disciplinari impongono ora una rigidità al sistema universitario tale da impedirgli di rispondere rapidamente al cambiamento. «Non è arduo immaginare», dice per esempio la Fedeli, «le difficoltà che incontrerebbe una sede che volesse attivare percorsi formativi su ambiti dalle enormi prospettive occupazionali». Diverse le criticità anche per le classi di laurea, in alcuni casi troppo simili tra loro, inefficaci in altri, e quindi da adeguare alle rinnovate esigenze, un esempio su tutti i corsi di laurea professionalizzanti. Questo il punto di partenza che ha portato la Fedeli ad inviare una lettera ufficiale al Consiglio universitario nazionale chiedendogli «di avviare una verifica delle criticità relative all’offerta formativa per Classi di Laurea e di Laurea Magistrale nonché all’articolazione dell’attuale classificazione dei saperi in settori scientifico-disciplinari […], ai fini di una migliore interpretazione e capacità di governo da parte dell’offerta formativa erogata nei confronti dei cambiamenti costanti che caratterizzano le società contemporanee».

I nodi
Tra i nodi più complicati, quindi, proprio quello dei settori scientifico disciplinari, funzionali alle procedure di reclutamento e di inquadramento dei docenti nel sistema universitario nazionale, nonché all’organizzazione della didattica e delle attività di ricerca, ma con un’architrave rimasta sostanzialmente inalterata da quasi vent’anni, così da renderli ora inadeguati. Insomma dice la ministra «i tempi sono ormai maturi per un intervento complessivo di semplificazione. E di questa semplificazione ce n’è obiettivamente bisogno: abbiamo quasi 380 settori scientifico-disciplinari (..), 150 classi di laurea o laurea magistrale alle quali afferiscono i 4454 corsi di studio attivati per l'anno accademico in corso 2017-2018». «Dobbiamo muoverci sulla direttrice delle flessibilità e dell’ammodernamento dell’offerta formativa affinchè la riforma dialoghi con la riforma», ha aggiunto poi Carla Barbati, presidente del Cun. Il punto «è che i settori scientifico disciplinari sono diventati un riferimento per la formazione, la ricerca, ma anche per il reclutamento. Per cui ora l’appartenenza a un settore è anche un criterio di valutazione. Dobbiamo lavorare affinchè le cose cambino, quindi, al loro riordino, a una ricognizione della classi di studio, pensando che si tratti dell'inizio di un percorso, non della coda». «L’obiettivo - ha precisato Marco Abate, Coordinatore Commissione Politiche per la formazione universitaria Cun dopo avere illustrato un'analisi delle criticità esistenti con tanto di numeri - non è quello di attuare una riduzione, ma una razionalizzazione di un sistema ormai vecchio, per renderlo più efficiente e adeguato al contesto. I settori scientifico disciplinari hanno 20 anni, quelli concorsuali risalgono al 2011 ma riflettono una realtà superata. Speriamo di riuscire ad effettuare questo restyling entro aprile 2018, certamente ne imposteremo l'architrave, partendo come stiamo facendo dall'analisi di ciò che non funziona».


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