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Dai big data alla robotica: gli atenei in prima fila

di Marzio Bartoloni

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Il S. Anna di Pisa come polo per la robotica e la realtà virtuale, i politecnici di Torino e Milano nell’additive manufacturing, l’università di Bologna nei Big data, Padova nell’internet of things, la Federico II di Napoli insieme al Politecnico di Bari (per un super polo del Sud) nei nuovi materiali e nella robotica e Genova nella cybersecurity. Sono queste alcune delle specializzazioni 4.0 che i nostri (possibili) competence center italiani metteranno a disposizione della manifattura italiana, Pmi in prima fila, per accompagnarla nella quarta rivoluzione industriale. Dopo la pubblicazione del bando ci sono meno di 100 giorni a disposizione per allearsi con le imprese e candidarsi come Fraunhofer italiani.

Il bando non prevede un numero massimo di «centri di competenza», ma le poche risorse a disposizione (40 milioni) fanno prevedere che in Italia ne conteremo non più di 6-8. Tempi stretti dunque per chi aspira a candidarsi anche perché prima di presentare il proprio progetto sarà necessario per le università scegliere i partner privati con una selezione pubblica (un avviso). Sono già diverse le candidature sicure a cui se ne potrebbero aggiungere altre. E ognuna sta lavorando per valorizzare i propri punti di forza: specializzazioni, tecnologie 4.0 su cui c’è già una forte competenza e vocazioni legate al territorio. È il caso del Sant’Anna di Pisa che su robotica e realtà virtuale ha le sue eccellenze: «Ci stiamo lavorando da oltre un anno insieme ad alcuni dei grandi player del territorio e in sinergia con la Normale», avverte il rettore Pierdomenico Perata. Che invita il Governo a prevedere incentivi «soprattutto per le Pmi» per invogliarle a bussare ai competence center. Marco Gilli, rettore del Politecnico di Torino, guarda innanzitutto alle vocazioni del suo territorio - automotive e aerospazio - a cui attraverso i suoi centri interdipartimentali vuole fornire assistenza alle aziende su sfide come additive manufacturing, big data, mobilità, energia: «Il nostro progetto vede in campo partner come Fca, General motors, Avio, Thales Alenia».

Il Veneto candiderà i suoi 9 atenei in rete con Padova a fare da capofila sulle tecnologie «Smact» (Social, mobile, analytcs, cloud, internet of things) «per metterle al servizio delle quattro “A” del made in Italy: abbigliamento, automazione, arredo e alimentare», spiega il prorettore Fabrizio Dughiero.

Dal Sud dovrebbe poi arrivare una candidatura forte che unirà in un solo super polo il Politecnico di Bari e la Federico II di Napoli: «Automotive, aerospazio, elettronica digitale sono i settori di punta a cui guardiamo», avverte il rettore di Napoli Gaetano Manfredi. Che sottolinea le competenze di punta su «robotica, nuovi materiali, tecnologie abilitanti in partnership con grandi aziende come Fca, Hitachi, Leonardo».

L’università di Bologna sfrutterà invece le grandi infrastrutture di calcolo sul territorio - Cineca, Infn, il futuro centro Ue per la meteorologia - per offrire la sua assistenza nei Big data e in altre tecnologie. Mentre l’università di Genova punterà in particolare sulla cyber sicurezza e la protezione delle infrastrutture, compresa la logistica che è uno dei motori della città grazie alla presenza del porto.


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