Studenti e ricercatori

«Il vero nodo è il trasferimento hi-tech alle Pmi»

di L.Or.

«Il gap rispetto alla domanda esiste ma non credo che dipenda dall’offerta formativa. Sono i giovani a continuare a preferire altre discipline: le materie scientifiche non attirano come dovrebbero».

Pierdomenico Perata,rettore della Scuola S.Anna di Pisa, vede l’Italia ancora indietro in termini di consapevolezza dell’importanza della cultura scientifica , «bisognerebbe partire fin dalle elementari a valorizzare queste materie», così come nella spinta complessiva in termini di innovazione e ricerca.

«Non facciamo ancora abbastanza - spiega - e questo è un problema che riguarda l’intero Paese. Io non credo che l’impatto dei robot sull’occupazione sarà più ampio di quello che abbiamo già visto con la meccanizzazione agricola o con l’automazione in fabbrica. Ma certamente in futuro scompariranno molti lavori manuali, a scapito di quelli intellettuali. Ed è su questi, sulle nuove opportunità aperte dalla tecnologia, che il paese dovrebbe puntare».

La Scuola Superiore Sant’Anna, istituto universitario pubblico a statuto speciale è uno dei centri chiave in Italia nel campo delle scienze applicate: nell’anno accademico 2017/2018 sono 570 gli allievi nei corsi di formazione universitaria, 370 nei corsi PhD, 1900 i partecipanti a corsi di alta formazione.

Numerosi gli insegnamenti che incrociano i temi di Industria 4.0, tra cui una laurea magistrale in Bionics Engineering e il Phd in biorobotica. Offerta che almeno nel breve termine non subirà stravolgimenti. «Io sinceramente non credo che il problema sia quello di inserire nuovi percorsi. Sarei tentato di dirle che per noi non cambia proprio niente. A Pisa si studia robotica da 30 anni, abbiamo ben 90 dottorandi, un numero ingente guardando alle nostre dimensioni: un’università che interpreta bene il proprio ruolo anticipa i trend e non si muove da follower, come accade del resto non solo da noi ma in molti altre realtà in Italia». Da parte delle imprese è evidente la maggiore richiesta di competenze su questi temi, anche se il panorama con cui gli atenei si confrontano è alquanto eterogeneo.

«Se guardo alle grandi imprese - spiega Perata - mi pare di poter dire che il problema non si pone: si tratta di realtà che hanno già recepito e metabolizzato i temi 4.0, li stanno applicando e vogliono andare anche oltre. Il vero nodo è nelle Pmi, che hanno molti vantaggi competitivi ma dimensioni non adeguate per sfruttare queste opportunità». La vera sfida è dunque quella di agevolare il trasferimento tecnologico verso le imprese, con la parte meno strutturata del sistema ad andare in affanno se si tratta di gestire investimenti rilevanti. «Il piano 4.0 ha avuto certamente il merito di abbassare questa soglia di ingresso - aggiunge il rettore - ma il tema dimensionale resta rilevante. A volte l’innovazione è molto costosa, per le Pmi il tema degli investimenti accessibili è evidentemente rilevante. Un buon punto di partenza potrebbero essere i centri di competenza voluti dal Ministero dello Sviluppo Economico proprio per accompagnare le aziende verso le nuove tecnologie. Stiamo ragionando sul bando, noi certamente sul tema della robotica e dell’automazione ci candideremo».


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