Studenti e ricercatori

Più assunzioni e nuove apparecchiature con i fondi ai dipartimenti di eccellenza

di Eugenio Bruno

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Assumere prof e ricercatori attualmente non presenti in organico per “allargare gli orizzonti” dell’ateneo e potenziare le apparecchiature, soprattutto in campo medico. Sono due degli obiettivi concreti che l’università Bicocca di Milano punta a realizzare con i 60 milioni in 5 anni destinati ai suoi otto dipartimenti di eccellenza. A spiegarlo a Scuola24 è il prorettore alla Ricerca, Gianfranco Pacchioni, ordinario di Chimica dei materiali presso il Dipartimento di Scienza dei materiali dell’ateneo milanese.

I 60 milioni in arrivo dal Miur per i dipartimenti di eccellenza che impatto avranno sul loro budget?
L'impatto sarà molto significativo per due ragioni. Da una parte questo finanziamento consente di assumere nuovi professori o ricercatori anche a tempo indeterminato, con la possibilità quindi di chiamare esperti in settori non presenti nei dipartimenti prescelti per rafforzare alcune linee di ricerca o crearne di nuove con prospettive di sviluppo a lungo termine. Dall'altra, soprattutto per i dipartimenti di area medico-scientifica, è previsto un finanziamento specifico per infrastrutture e strumentazioni. Questo è molto rilevante in quanto negli ultimi anni tutte le agenzie di finanziamento hanno privilegiato l’assunzione di personale a contratto rispetto ad investimenti in attrezzature scientifiche, col risultato che il parco strumentale di molti dipartimenti è invecchiato. La possibilità di contare su un solido finanziamento per infrastrutture rappresenta quindi un plus rispetto ad altre fonti di finanziamento.

Quante assunzioni avete in programma con i nuovi fondi?
Ogni dipartimento ha in programma un piano di assunzioni sia di personale strutturato, che di personale tecnico, e infine di ricercatori a contratto (assegnisti di ricerca) o di studenti di dottorato. In totale prevediamo di assumere 12 professori e circa 30 ricercatori universitari, e di aprire ogni anno una decina di posizioni di post-dottorato e altrettante borse di dottorato per i cinque anni di durata dei progetti.

Quali altre iniziative pensate di implementare?
Ovviamente le attività dell’ateneo non si esauriscono con gli otto dipartimenti eccellenti. Ad esempio, l’ateneo intende comunque sostenere con fondi propri, anche se in misura ovviamente ridotta, i progetti dei tre dipartimenti che sono stati ammessi alla selezione finale ma non sono risultati vincitori. E comunque tutte le attività ordinarie di ricerca dei 14 dipartimenti dell’ateneo continueranno a essere sostenute attraverso una serie di misure e fondi che l'Ateneo mette in campo per lo svolgimento delle attività di ricerca.

Tra i settori premiati ce ne sono alcuni collegati direttamente a Industria 4.0. Che ruolo può avere un'università nel processo di innovazione industriale?
Il ruolo è sicuramente importante e in effetti alcuni dei progetti hanno sviluppato aspetti relativi a Industria 4.0. E al di là dei progetti presentati dagli otto dipartimenti eccellenti, ci sono in ateneo attività e competenze che hanno un impatto diretto in termini di innovazione tecnologica e processi che sono di diretto interesse per il tema di Industria 4.0. Abbiamo anche importanti iniziative in campo di formazione, con corsi di laurea e master universitari dedicati al tema dei Big data e della business intelligence.


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