Studenti e ricercatori

Padoan: troppi giovani qualificati lasciano l'Italia

di Alessia Tripodi

La ripresa è «in corso» e «vanno rafforzate» le sue «componenti strutturali» attivate nella legislatura. Lo ha detto il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, nella prolusione per l'inaugurazione dell'anno accademico alla Sapienza di Roma, spiegando che «se il percorso di rafforzamento del paese nella direzione degli investimenti e della stabilizzazione venisse frenato, il rischio sarebbe non di fermarsi ma di tornare indietro». La sfida più importante è «investire nel capitale umano» ha detto il ministro, lanciando l'allarme sulla fuga dal nostro paese di «troppi» laureati qualificati.

Troppi giovani lasciano l'Italia
Nel fare un «bilancio» sui risultati del governo, Padoan parla di «luci e ombre», perché «la disoccupazione è calata ma risulta ancora troppo alta, il numero dei laureati sta crescendo ma è ancora troppo basso» e «ancora troppi giovani lasciano il nostro Paese per migliori opportunità all'estero». In questo senso, secodo il ministro «la via maestra» per innalzare il potenziale di crescita del paese «è l'investimento nel capitale umano», che rappresenta la «sfida più importante per la legislatura che sta iniziando». Bisogna «migliorare il livello della formazione a tutti i livelli, valorizzare i talenti», ha aggiunto Padoan, e «indirizzare le attitudini verso prospettive di realizzazione personale oltre che professionale».

Occupazione, serve aumento strutturale
Sul fronte del lavoro, Padoan ha ribadito che «per superare definitivamente la crisi è necessario rilanciare la produttività nel lungo periodo e far aumentare strutturalmente l'occupazione». Visto che «Paesi come l'Italia e più in generale come l'Eurozona non possono contare su fattori demografici significativi», per il ministro resta «inevitabilmente la strada delle riforme mirate a rafforzare il capitale umano, a migliorare e accrescere gli investimenti in capitale materiale e immateriale e a sviluppare sistemi produttivi innovativi».

Guardare avanti e consolidare i risultati
«Alla fine di una legislatura che lascia il Paese in condizioni decisamente migliori di quelle in cui lo ha trovato - ha affermato Padoan - occorre guardare avanti e darsi da fare per consolidare e migliorare i risultati». E «compito dei policy maker - ha aggiunto - è quello di legare i risultati ottenuti ai nuovi percorsi» per «assicurare una crescita inclusiva». «Dopo anni di profonda recessione, squilibri, fragilità diffuse l'attività economica in Italia si sta consolidando sulla scia di una ripresa globale. E tuttavia - ha ribadito il ministro - non c'è alcuno spazio per il compiacimento: permangono difficoltà di natura strutturale, istituzionale e rischi geopolitici», dal «diffondersi di proposte politiche populiste e nazionaliste» alle «conseguenze della Brexit» fino «alla possibile escalation delle tensioni commerciali».

Molto resta da fare in Italia e in Europa
«Molto è stato fatto ma siamo ancora lontani da risultati accettabili», ha detto ancora Padoan, spiegando che «molto resta ancora da fare in Italia», così come in Europa. «Per rafforzare la componente strutturale della ripresa e consolidare la solidità e la resilienza dell'Unione monetaria europea - ha spiegato - sono necessarie ambiziose misure di riforma della governance e degli strumenti di politica economica», che devono «sostenere la crescita, l'occupazione e l'inclusione sociale».


© RIPRODUZIONE RISERVATA