Studenti e ricercatori

Con i 180 superdipartimenti gli atenei del Sud condannati alla serie B

di Elisa Marchetti*

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Nei giorni scorsi sono stati pubblicati i 180 vincitori dei cosiddetti “dipartimenti di eccellenza” istituiti con legge di bilancio 2017. Una misura volta a premiare, secondo il Governo, le eccellenze, erogando 1,35 miliardi in 5 anni a partire da questo.
Peccato che già dalla distribuzione generale si siano palesate le storture di questo meccanismo di finanziamento, come l’Udu aveva peraltro paventato fin da subito.

Questa la situazione: al Nord vengono “premiati” 107 dipartimenti (il 34% dei dipartimenti dell’area presa in considerazione), al Centro 50 (il 23%) e al Sud 23 (il 10%). Mettendola in termini percentuali, il 59% dei dipartimenti premiati è degli atenei del Nord, il 28% del Centro e solamente il 13% del Sud. L’iniquità del meccanismo di ripartizione è ancor più evidente osservando la quota di dipartimenti premiati all’interno di ogni ateneo. Se prendiamo come soglia significativa quella del 25%, vediamo che a superarla sono: 16 atenei su 25 al Nord (64%), 9 su 20 al Centro (45%) e appena 1 su 21 al Sud (5%). L’altro elemento che pesa nella ripartizione è ovviamente lo sbilanciamento a favore dei grandi atenei delle grandi città (o città capoluogo di regione): Bologna, Padova, Torino, Firenze, Trento, Milano Statale e Milano Bicocca e Roma Sapienza si accaparrano 78 dipartimenti, il 43% del totale.

Oltre alla disuguaglianza di natura territoriale, il meccanismo di competizione tra tutti i dipartimenti di tutte le aree esistenti incrementa ulteriormente anche la divario, già esistente e pericoloso, tra grandi atenei delle grandi città e atenei delle città medio-piccole. Inoltre, l’utilizzo dell’indicatore standardizzato di performance dipartimentale (Ispd) porta a risultati bizzarri, dovuti alla necessità di riaggregare i dati della Valutazione della Qualità di Ricerca su base dipartimentale. Questo indicatore ha due grosse criticità: la prima dovuta al fatto che nasce per essere un indicatore di valutazione ex-post basato su dati già esistenti (l’ultima Vqr appunto) per produrre una competizione tra Dipartimenti di natura disciplinare completamente diversa tra di loro, situati in aree del Paese differenti e in atenei di dimensione ben diversa tra di loro; la seconda è di natura prettamente tecnica: la Vqr ha scale di valutazione differenti in base alle discipline. Con effetti distorsivi. L’esempio più significativo di ciò che ne consegue riguarda quello che risulta essere il primo dipartimento di Fisica in Italia, ovvero il Dipartimento di Neuroscienze e Imaging e scienze cliniche dell'Università di Chieti-Pescara, che eroga corsi di Psicologia, Fisioterapia, tecniche di radiologia medica, per immagini e radioterapia e Terapia occupazionale. È però completamente assente un corso di laurea in fisica.

Ecco pertanto, come la rincorsa esasperata della retorica del merito e dell’eccellenza stia raggiungendo con i superdipartimenti un apice preoccupante: in uno scenario pesantemente sottofinanziato, dove già la distribuzione del Fondo di finanziamento ordinario avviene per una grossa fetta su criteri premiali, sono state immesse ulteriori risorse che stanno aumentando le disuguaglianze e che sono destinante, nel lungo periodo, a falsare pesantemente le ripartizioni ordinarie. Già a suo tempo avevamo sottolineato come fosse illogico da parte del Governo sostenere che non fosse possibile trovare risorse aggiuntive per il finanziamento ordinario degli atenei quando, quando invece queste risorse si trovano ma deliberatamente le si utilizza in modo sbagliato, senza focalizzare l’attenzione sulla necessità di avere una sostanziosa riprogrammazione del reclutamento, dell’investimento nelle strutture e nell’abbattimento ulteriore della contribuzione studentesca. A legislatura conclusa, l’uscita di questo elenco è stata la certificazione di una politica volta alla ricerca di una certificazione di università di serie A, meglio se del Nord, e università di serie B, meglio se del Sud.

* Coordinatore Unione degli universitari


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