Studenti e ricercatori

La ricerca è solo al Nord: Bologna, Padova e Torino al top, Sud al palo

di Marzio Bartoloni

Così tanti fondi per fare ricerca, investire in nuovi laboratori e assumere docenti e ricercatori anche per migliorare la didattica non si vedevano da tempo: 1,355 miliardi in cinque anni da dividere tra i migliori180 dipartimenti universitari su oltre 750 “in gara” scelti per le performance scientifiche e per la qualità dei progetti presentati (anche nelle nuove frontiere di industria 4.0). Una buona notizia per un settore da sempre Cenerentola nelle risorse a disposizione. Ma quello che emerge da questo primo round di finanziamenti per i dipartimenti di eccellenza, previsto dalla manovra dell’anno scorso e che si replicherà tra cinque anni, è un’Italia spaccata in due. La mappa dell’eccellenza della ricerca disegna infatti un Paese che continua a viaggiare a due velocità: con un Sud - e in parte il Centro - che fatica a emergere e il Settentrione che prende il largo. Anche nei fondi visto che 809 milioni (il 60%) sono stati assegnati dal Miur a 106 dipartimenti di università del Nord, contro 359 milioni (27%) a 49 dipartimenti del Centro e sol0 186 milioni (14%) a 25 dipartimenti meridionali. Con Bologna, Padova e Torino che in valore assoluto conquistano più fondi con oltre 10 dipartimenti nella lista dei 180 d’eccellenza.

La procedura di selezione
La procedura per arrivare ai 180 poli d’eccellenza è stata piuttosto complessa. In una prima fase sono stati selezionati 350 dipartimenti sui 766 totali costruendo una graduatoria in base a un indicatore (l’Ispd : Indicatore standardizzato di performance dipartimentale) che si basa in gran parte sulle performance scientifiche calcolate dall’Anvur - l’Agenzia della valutazione della ricerca e dell’università - nelle sue ultime “pagelle” (la Vqr). Si tratta di un algoritmo piuttosto complesso che non ha mancato di raccogliere critiche nel mondo accademico e che pesa per il 70% del punteggio finale. Nella seconda fase una commissione - guidata dal rettore della Luiss Paola Severino - ha assegnato i punteggi (che pesano per il 30%) ai progetti presentati dai dipartimenti (non più di 15 per ateneo) presenti nella graduatoria sulla base della fattibilità, della coerenza con le priorità del sistema nazionale e internazionale e delle ricadute attese. Il risultato è stato che dei 180 progetti finanziati, per un totale di 1,3 miliardi dal 2018 al 2022 (271 milioni l’anno), 106 sono di università del Nord, 49 del Centro, 25 invece del Sud.

I migliori atenei
Scorrendo la lista dei 180 dipartimenti che si sono aggiudicati ilfinanziamento (1,3 milioni in media l’anno)  spicca il risultato dell’università Bologna con 14 dipartimenti (sui 32 complessivi) che hanno conquistato 113,8 milioni di euro di finanziamento. Seguita subito dopo da Padova con 113 dipartimenti (sui 31 totali) e poi da Torino con 10 dipartimenti - l’ateneo piemontese ne conta 26 in tutto - per un finanziamento di 81 milioni. Ottima la perfomance anche di Firenze (9 dipartimenti “vincitori”) che si aggiudica un finanziamento extra di 70 milioni. Sempre al Nord i migliori risultati sono delle due università di Milano - la Statale e la Bicocca - entrambe con 8 dipartimenti, così come l’ateneo di Trento che in rapporto al numero complessivo di dipartimenti (ne ha in tutto 10) ottiene il risultato migliore. Sempre otto dipartimenti tra i migliori 180 ne conta la Sapienza di Roma (che in tutto ne ha 56), il primo ateneo non del Nord. La prima università del Sud a ottenere un risultato di rilievo è la Federico II di Napoli con cinque dipartimenti. Gli altri dipartimenti meridionali non ottengono più di uno o due finanziamenti.

Le punte di diamante: da ingegneria a industria 4.0
La lista dei 180 dipartimenti fornisce una indicazione anche per capire dove si trovano le nostre eccellenze scientifiche nei vari settori (14 secondo la divisione per aree del Consiglio universitario nazionale): dalla matematica alla fisica, dalla medicina a ingegneria fino alle materie umanistiche o quelle più strettamente legate ai nuovi settori di industria 4.0. A esempio nel settore dell’ingegneria industriale e dell’informazione conquistano i fondi ben 19 dipartimenti. Tra questi ci sono quello della Scuola superiore Sant’Anna e dei Politecnici di Milano e Bari e due dipartimenti del Politecnico di Torino. Al Sud solo la Federico II di Napoli, l’università di Benevento e quella della Calabria. Il maggior numero di dipartimenti finanziati sono però quelli di Medicina: da Milano Bicocca a Genova, da Trieste a Padova. Con la sola università della Calabria - tra quelle del Sud - che si conquista il finanziamento. Fondi questi che fino al 70% potranno essere utilizzato per il reclutamento di professori (almeno il 25% dall’esterno) e di ricercatori, nonché di personale tecnico e amministrativo. Il resto servirà per rafforzare laboratori e strumenti di ricerca e sviluppare attività didattiche di alta qualificazione.




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