Studenti e ricercatori

Gli studenti non sono responsabili delle scelte sbagliate

di Elisa Marchetti*

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Ieri il professor Dario Braga dalle colonne del Sole 24 ore si lanciava in una invettiva contro gli studenti che in questi giorni si apprestano a compilare i questionari di valutazione, studenti a suo dire colpevoli di essere troppo “ignoranti” sul complesso sistema universitario per essere chiamati ad una responsabilità come quella di valutare la qualità degli insegnamenti, la chiarezza espositiva del docente, sulle strutture a disposizione e sull'interesse verso la materia.
A conclusione poi del suo ragionamento, il professor Braga ricorda come la legge italiana preveda che il sistema di tassazione universitario debba incidere non oltre il 20% sul totale del Fondo di finanziamento ordinario, mentre la restante parte dovrebbe essere a carico della fiscalità generale.


Vorremmo rispondere a quanto detto dal professor Braga, partendo proprio da questo ultimo punto. Sì perché in questi giorni si stanno svolgendo i consigli di amministrazione e i senati accademici nelle università Italiane, accomunati tutti dalla discussione sui relativi bilanci preventivi. Come dimostrato poi dai dati consolidati e dai bilanci consuntivi, oltre che dalla nostra indagine sull'aumento della tassazione universitaria media in Italia, il rispetto di quel limite di legge, pur troppo alto, del 20% rappresenta una pura utopia che si scontra con la realtà dei fatti per cui gli studenti e le loro famiglie contribuiscono per il 27% al finanziamento del sistema universitario.
Fatta questa precisazione, ci sfugge invece quale sia il nesso che il professore vorrebbe far intercorrere tra le valutazioni degli studenti sul corso che loro stessi frequentano e le lacune, le mancanze e il progressivo sottofinanziamento che il sistema accademico e della ricerca vive in Italia.


Siamo sempre stati i primi a denunciare come il sistema di valutazione dell'università italiana sia fallace e non corrispondente ai sistemi di assicurazione della qualità presenti nei principali Paesi europei. Nel nostro paese, infatti, contemporaneamente alla diminuzione dei fondi, è stato messo in campo un meccanismo premiale/puntitivo per quanto riguarda la valutazione, collegato alla distribuzione dei fondi stessi. Ciò sta comportando dei gravissimi danni, a cominciare dalla competizione sfrenata tra atenei e che negli ultimi anni sta degenerando fino alla competizione tra dipartimenti dello stesso ateneo. Basti pensare ai superdipartimenti previsti nella scorsa legge di stabilità.


Così si sta contribuendo ad aumentare la forbice tra Nord e Sud, tra atenei grandi e piccoli, dipartimenti grandi e piccoli, utilizzando la valutazione come una tagliola. Si sta perdendo il senso stesso che dovrebbe essere chiamata ad avere la valutazione: non una logica punitiva, bensì di analisi del complessivo sistema universitario per permettere di intervenire laddove fossero riscontrate lacune o difficoltà.
Per questo crediamo che si debba intervenire al più presto sul nostro sistema di valutazione, al fine anche di evitare le derive degli ultimi anni per cui il nostro sistema AVA 2.0 è stato utilizzato impropriamente e illegittimamente per sbarrare l'accesso all'università a molti studenti. Ma esattamente nella direzione opposta rispetto a quella proposta dal docente bolognese.


Sulla specifica vicenda dei questionari, siamo al paradosso. Non è affatto vero che gli studenti non siano informati sul reale valore, sull'importanza e sull'utilizzo che deve essere fatto di quei questionari. Troppo spesso invece ci scontriamo con realtà e amministrazioni che li percepiscono come pratiche burocratiche da sbrigare, senza prestare la benchè minima attenzione al loro contenuto, ai loro risultati.
Bisogna ripartire dagli studenti, dall'ascolto della loro valutazione e percezione dei corsi universitari, dalle loro aspettative presenti e future, dal loro grado di soddisfazione, dalle criticità che loro segnalano. Perché chi meglio di chi vive e contribuisce quotidianamente alla vita accademica può essere in grado di valutare cosa va e cosa no?


Negli anni abbiamo assistito e resistito ad una retorica falsa che prendeva piede nel paese che descriveva l'Università come un qualcosa di inutile, incapace di formare la futura classe dirigente, una non priorità per la ripresa del paese, un luogo dove molto spesso gli studenti si parcheggiavano in attesa del futuro, dove regnava la corruzione e il clientelismo, dove gli stessi professori “rubavano” lo stipendio.


Se si vuole invertire tutta questa narrazione, se si vuole ristabilire come l'università rappresenti un'importantissima occasione di crescita sia per i singoli che per il Paese, allora la strada da seguire non è quella indicata dal professor Braga: non è scaricando sugli studenti e sulla loro presunta “ignoranza” le responsabilità di scelte sbagliate, non è continuando a dividere le componenti accademiche che si risolvono i problemi dell'università italiana. Bisognerebbe piuttosto far fronte comune per far si che si torni ad investire nel nostro mondo e che si riveda la funzione stessa della valutazione!

*Coordinatrice nazionale
Unione degli universitari


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