Studenti e ricercatori

Metà dei ricercatori «snobba» il bonus

di Marzio Bartoloni

S
2
4Contenuto esclusivo S24

Altro che Cenerentola, la ricerca italiana sembra avere così tanti fondi che i nostri cervelli preferiscono non chiederli. Anche se sono lì a disposizione, pronti per essere spesi e senza neanche troppi vincoli. Sembra un paradosso visto che da sempre si legge che l’Italia è fanalino di coda per le risorse investite nella ricerca. Eppure potrebbe venire il dubbio vedendo come è andato a finire il primo round di distribuzione del bonus per i ricercatori universitari. Su una platea potenziale di 36.935 richiedenti si sono fatti avanti in 17.308 (il 46,9%). E così alla fine - per i criteri previsti per questo tipo di borse - beneficieranno dei fondi solo in 9.466 rispetto ai 15mila finanziamenti disponibili. È verto che si tratta “solo” di 3mila euro - briciole in effetti per chi vuole fare ricerca -, ma il bonus aveva comunque il vantaggio di poter essere speso per qualsiasi attività di ricerca di base: dalla partecipazione a un convegno fino all’acquisto di uno strumento (magari un nuovocomputer) per la propria attività.

I numeri su questo primo anno del Fabr - acronimo che sta per Finanziamento delle attività base di ricerca - arrivano dall’Anvur, l’Agenzia di valutazione della ricerca e dell’università, che avverte come afronte di 21.300 registrazioni on-line, le domande valide completate sono state in tutto 17.308, il 46,9% dei 36.935 tra professori di seconda fascia e ricercatori in servizio a tempo pieno nelle università statali a cui era rivolto questo bonus introdotto dalla legge di bilancio dell’anno scorso che ha messo in pista 45 milioni all’anno per finanziare il «Fabr». L’Anvur avverte anche come la partecipazione più elevata si sia registratra negli atenei del Nord per i ricercatori e del Centro per i professori associati. Dal Sud - dove in media ci sono meno risorse a disposizione per gli atenei - sono arrivate invece meno richieste per entrambe le categorie. Differenze significative nella partecipazione si registrano anche tra le aree disciplinari, con le domande dei ricercatori delle Scienze chimiche che sfiorano il 70% dei potenziali destinatari, a fronte di circa il 28% per i ricercatori e per i professori associati in medicina e del 40% e 42%, rispettivamente, per i ricercatori e i professori associati nell'area giuridica.

La manovra dell’anno scorso aveva previsto tra i vari paletti il fatto che il totale dei 15mila finanziementi disponibili sarebbero stati divisi in modo da soddisfare il 75% delle domande dei ricercatori e il 25% delle domande dei professori di seconda fascia. A pesare sulla graduatoria finale per assegnare i fondi un indicatore della produzione scientifica del ricercatore calcolato dall'Anvur sulla base dei dati disponibili per l'ultimo triennio.

Alla fine i professori associati che hanno ottenuto il finanziamento sono stati in tutto 2.342, il 28,7% delle domande presentate, con il dato superiore alla soglia del 25% per l'elevato numero di addetti di “pari merito”,(ossia di addetti con lo stesso valore dell'indicatore di produzione scientifica a partire dal 25simo percentile). Per lo stesso motivo, i beneficiari tra i ricercatori sono stati pari al 77,8% e non al 75% delle domande presentate (7.124 contro 9.152 domande).


© RIPRODUZIONE RISERVATA