Studenti e ricercatori

Borse di studio, al via (in ritardo) il decreto sui fabbisogni ma manca ancora il riparto dei fondi

di Marzio Bartoloni

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Arriva con quasi 9 mesi di ritardo il decreto che stabilisce come si dovranno calcolare i fabbisogni regionali per finanziare borse di studio e servizi agli studenti attraverso il Fis, il Fondo integrativo statale per il diritto allo studio. Fabbisogni che saranno calcolati su “valori standard” per dire addio al vecchio criterio basato sulla spesa storica. Il decreto nei giorni scorsi ha incassato il via libera delle Regioni ed è stato appena pubblicato dal Miur. Manca ancora all’appello il decreto con il riparto delle risorse tra le Regioni in base ai nuovi criteri che secondo la legge di bilancio dell’anno scorso doveva essere approvato entro settembre. Un altro ritardo che - denunciano gli studenti - mette in grande difficoltà la chiusura dei bilanci degli enti regionali per il diritto allo studio.

L’addio alla spesa storica
La legge di bilancio dell’anno scorso prevedeva che entro tre mesi dalla sua entrata in vigore - avvenuta il 1 gennaio 2017 - il Miur doveva licenziare il decreto con i fabbisogni regionali del Fis, il Fondo integrativo statale per il diritto allo studio che grazie all'ultima manovra, che ha aggiunto 50 milioni, vale 217 milioni. Con ben quasi 9 mesi di ritardo vede finalmente la luce l'atteso decreto che in sostanza prevede che le risorse non siano più distribuite sulla base della spesa storica delle Regioni, ma sulla base del fabbisogno. In pratica fino a ieri la distribuzione delle risorse tra Regioni era correlata al loro investimento sul diritto allo studio. Le Regioni che mettevano più soldi ricevevano più soldi, quelle che ne mettevano meno ne ricevevano di meno. Un meccanismo che però scaricava sugli studenti di alcune Regioni - soprattutto al Sud - le responsabilità delle loro amministrazioni, alimentando così la figura dell'idoneo alla borsa non beneficiario, una figura da sempre denunciata, giustamente, dalle associazioni degli studenti e dai loro organi di rappresentanza. Ora con il nuovo decreto viene introdotto un valore standard e la quota premiale che prevede tra le altre cose più fondi - dal 5 al 15% delle risorse - per le Regioni che investiranno di più nel diritto allo studio.

La protesta degli studenti
Per l’Udu, l’Unione degli universitari, il decreto sui fabbisogni arriva con estremo ritardo e il riparto effettivo per il 2017 manca ancora, mettendo in grande difficoltà la chiusura dei bilanci degli enti regionali per il diritto allo studio. Inoltre, nonostante il parere contrario del Cnsu, si introduce - aggiunge l’Udu - un meccanismo di premialità punitiva che mette a rischio le borse degli studenti nelle regioni meno virtuose. «Questo colpevole ritardo ha provocato grossi problemi in alcune regioni e, soprattutto, ha obbligato alcune università ad anticipare le somme necessarie a coprire tutte le borse. Preoccupa poi il fatto che non venga specificato che il Fis verrà erogato anche a quelle regioni che ancora non abbiano istituito un ente unico regionale: nel decreto si legge solamente che i fondi verranno assegnati direttamente agli enti regionali», spiega Elisa Marchetti dell’Udu. Che aggiunge: «Ancora una volta i meccanismi di finanziamento, come accade con il Fondo di finanziamento ordinario delle università, premiano con maggiori risorse chi già fa bene e puniscono chi dovrebbe migliorare, scaricando il peso di questa responsabilità sugli studenti, in questo caso mettendo a rischio la borse di studio». Infine dall’Udu arriva una richiesta precisa al Governo per la legge di bilancio ora all’esame della Camera. E cioè ripristinare «quei 10 milioni che ha scippato all'aumento del Fis con il maxiemendamento alla legge di bilancio approvato con fiducia dal Senato».



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