Studenti e ricercatori

Dopo i tedeschi i ricercatori migliori sono italiani, ma l’Italia è tagliata fuori

di Marzio Bartoloni

Nella champions league della ricerca i team italiani sono i migliori dopo quelli tedeschi. A ribadire ancora volta la grande qualità dei nostri cervelli è l’ultimo round di finanziamenti - ben 630 milioni - che il Consiglio europeo della ricerca ha appena distribuito ai 329 ricercatori top dell’Europa. Di questi 33 sono studiosi italiani che hanno vinto l’ambitissimo consolidator grant - 2milioni - che l’Erc destina ai ricercatori nel pieno della loro carriera. Meglio di noi fanno solo i tedeschi che si sono aggiudicati 55 borse. Tutto bene? No, perché se dei 33 italiani sono 14 quelli che spenderanno i fondi per fare ricerca in Italia (gli altri andranno in un altro Paese Ue come accade nel mondo della ricerca dove la mobilità è un motore), nessun ricercatore straniero ha scelto l’Italia per svolgere la propria ricerca.

Le performance a confronto
Le statistiche dell’Erc pubblicate con l’assegnazione dei fondi «Consolidator grant» parlano chiaro: tedeschi (con 55 progetti), italiani (33) , francesi (32) e inglesi (31) guidano la “classifica” per nazionalità nella conquista delle borse a cui partecipano anche ricercatori extra europei ( a patto che poi la ricerca la facciano in Europa). La classifica cambia però se si va a vedere quali sono i Paesi scelti per svolgere le proprie attività di ricerca. Qui a guidare c’è il Regno Unito (scelto da 60 vincitori di grant), la Germania (56) e la Francia (38). L’Italia scivola al sesto posto, dopo Olanda e Svizzera. Questo perché i Paesi in cima alla classifica pèer Paese oltre a ospitare i propri ricercatori ne attrae altri (in particolare l’Inghilterra ospita oltre la metà di ricercatori stranieri). E l’Italia? I dati dicono che oltre ai 14 italiani il nostro Paese per questo giro di finanziamenti non ha convinto nessun ricercatore straniero a fare ricerca nei laboratori dei nostri centri o atenei.

Chi ha vinto i grant in Italia
Tra le strutture italiane si segnala l’università di Milano che ospiterà 2 vincitori di grant. E poi l’università di Padova, la Sissa di Trieste, il Politecnico di Torino, la Sapienza di Roma, l’università di Pisa, l’Inaf, l’Infn, l’università Sacro Cuore, il laboratorio europeo di spettroscopie, l’università di Torino e il Cnr. Quest’ultimo in particolare potrà contare sul grant vinto dal giovane fisico del Consiglio nazionale delle ricerche, Alessandro Molle. La sua ricerca si concentra sui nano materiali fatti di Xeni, i cugini primi del grafene: sono fogli monoatomici bidimesnionali di atomi diversi dal carbonio. L’obiettivo finale è di mettere a disposizione una nuova classe di materiali e dispositivi prototipali con prestazioni più alte rispetto all'attuale panorama, come ad esempio dispositivi elettronici ulteriormente miniaturizzati, ma anche una nuova piattaforma nanotecnologica dove ingegnerizzare proprietà ad hoc per urgenti sfide sociali, ad esempio abbattimento del consumo energetico per un’elettronica green, diffusione massiva di elettronica verso l'obiettivo di un “internet of everything”, nuovi paradigmi nella information and communication technology.


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