Studenti e ricercatori

Otto laureati su 10 nei servizi

di Francesca Barbieri

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Il 78% dei laureati, a cinque anni dal titolo, lavora nel variegato mondo dei servizi. Secondo il Consorzio interuniversitario AlmaLaurea il settore del terziario racchiude un ampio ventaglio di rami che, a loro volta, calamitano profili con caratteristiche e performance formative e occupazionali molto diverse tra di loro.

Si va dall’istruzione e ricerca alla consulenza legale, amministrativa e contabile. Dalla sanità al credito e assicurazioni. Dai servizi sociali e personali alla Pubblica amministrazione, passando per l’informatica.

Molti i titoli di studio richiesti a seconda del settore: scienze della formazione primaria, filologia moderna, psicologia, giurisprudenza, scienze economico-aziendali, medicina, scienze infermieristiche, biologia, scienze pedagogiche, scienze politiche, informatica, ingegneria gestionale.

L’identikit

Il settore è caratterizzato nel complesso da una maggior prevalenza di laureate donne (rappresentano il 62% sul campione di oltre 80mila graduati di secondo livello del 2011 a cinque anni dal conseguimento del titolo) e si tratta di giovani inseriti soprattutto in ambito privato (68%), che hanno iniziato a lavorare solo dopo l’uscita dal mondo accademico (65% del totale).

La laurea è richiesta per legge nel 46% dei casi, anche se il titolo è considerato “molto efficace o efficace” per lavorare per 64 occupati su cento, con il 53% che dichiara di utilizzare in modo elevato le competenze acquisite durante gli studi universitari.

Il 49% degli occupati nei servizi può contare su un contratto alle dipendenze a tempo indeterminato, mentre il 26% lavora come autonomo; la restante parte, invece, ha un contratto non standard, prevalentemente a tempo determinato.

Piuttosto diffuso l’orario di lavoro part-time, che riguarda quasi un laureato su cinque (18 per cento).

I dati medi nascondono però molte sfaccettature. Le quote rosa sono più alte nei servizi sociali e personali (82%), nell’area “istruzione e ricerca” (78%) e in quella sanitaria (65%), mentre sono in minoranza nella Pubblica amministrazione (43%), e nel settore informatico (30 per cento).

Contratti e retribuzioni

Spostando invece il focus sulle retribuzioni,rispetto a una media di 1.340 euro mensili netti, la forchetta oscilla da un minimo di 1.038 euro dei laureati occupati nei servizi sociali e personali (a causa dell’elevata quota di dipendenti a tempo parziale , pari al 47%) al massimo di chi è impiegato nella Pa (1.646 euro mensili netti e una quota di full-time al 93 per cento).

Se consideriamo la “stabilità” del posto di lavoro il contratto a tempo indeterminato è prevalente nel credito e assicurazioni (73%), nella Pubblica amministrazione (81%) e nel campo dell’informatica (81%). All’opposto troviamo, invece, consulenza legale, amministrativa e contabile (16%) e la sanità (42 per cento di posti fissi).

La laurea, infine, viene considerata “efficace o molto efficace” in quasi tutti gli ambiti: le percentuali più elevate rispetto alla media del 64% si registrano per i laureati all’opera negli ambiti della consulenza, istruzione e ricerca (tutti oltre l’80 per cento) .


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