Studenti e ricercatori

Gli studenti bocciano le misure deludenti: «Non si inverte la rotta»

Gli studenti bocciano la manovra. Tanto che l’Udu, l’Unione degli universitari, e la Rete degli studenti medi torneranno in piazza il 17 novembre in tutta Italia. Nel mirino la mancata inversione di rotta richiesta nei mesi scorsi.

Per Elisa Marchetti, coordinatrice nazionale delliUdu il testo dell amanovra «conferma tutte le nostre preoccupazioni. In questo paese studiare è diventato ormai un lusso» tra numero chiuso, tasse in aumento e poche risorse per le borse di studio. Per quest’ultime «è confermato l'incremento di 10 milioni: sicuramente un primo passo, ma ancora troppo piccolo. Le migliaia di studenti che ogni anno non ricevono la borsa non possono più aspettare, serve aumentare di almeno 150 milioni il fondo statale per le borse di studio per eliminare gli idonei non beneficiari, ed investire nel Fondo di Finanziamento Ordinario per abbassare le tasse nell'ottica della gratuità. E serve investire anche nel futuro dei laureati, innanzitutto permettendo loro di avere prospettive dignitose nella carriera accademica, attraverso un piano di reclutamento che inverta lo smantellamento dell'accademia». Per Giammarco Manfreda, coordinatore della Rete degli Studenti Medi questa legge di bilancio lascia gli studenti «a bocca asciutta»: «Si sceglie di continuare ad investire in bonus spot e sostanzialmente inutili e negli sgravi unilaterali verso il mondo dell'impresa, come quello previsto per chi assume gli studenti che hanno svolto almeno il 30% delle ore di Alternanza Scuola Lavoro nella propria azienda, scambiando quello che dovrebbe essere uno strumento didattico per una fonte occupazionale. Nessun investimento sulla formazione dei tutor per garantire percorsi di qualità, nessun investimento sul diritto allo studio lasciando la possibilità di studiare sempre di più esclusivamente alle fasce più abbienti. Unica nota positiva è lo stanziamento di 900 milioni per gli enti locali di cui 400 destinati a interventi di edilizia scolastica, ancora insufficienti per pensare ad un piano di risanamento strutturale e duraturo».


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