Studenti e ricercatori

Torna in Italia il fisico che ha visto il respiro dei buchi neri: «Qui c'è tutto»

di Marzio Bartoloni

Non solo fughe. Ma anche ritorni importanti. Perché l'Italia, anche nella bistrattata ricerca, possiede oasi che attraggono i migliori cervelli, come quello degli studi sullo spazio e la fisica. Lo dimostra la storia di Francesco Tombesi, il giovane astrofisico che ha conquistato la copertina della rivista Nature per la prima osservazione del respiro dei buchi neri, che ha deciso di di tornare in Italia dove fa ricerca e insegna all'università Tor Vergata di Roma. «Qui ci sono tutte le infrastrutture e le collaborazioni che mi servono, sono contento di essere tornato, all'Italia manca solo un po' di fiducia in se stessa », avverte Tombesi che si è appena aggiudicato il premio Aspen 2017 per la ricerca scientifica tra Italia e Stati Uniti.

La ricerca sul “respiro” dei buchi neri
Come nella migliore tradizione dei giovani cervelli italiani Tombesi, nato a Montecassiano 35 anni fa, dopo un dottorato a Bologna, si è trasferito nel 2010, a 28 anni, negli Usa per lavorare al Goddard Space Flight Center della Nasa e all'Università del Maryland. Il giovane ricercatore marchigiano, con il suo team di scienziati, si è conquistato due anni fa la copertina della prestigiosa rivista Nature con il titolo «Growing in the wind», descrivendo la straordinaria storia di un buco nero supermassiccio al centro della galassia IrasS F11119 che sferza l'ambiente circostante con venti fino a un quarto della velocità della luce, smorzando la formazione stellare. Il tutto a 2,3 miliardi di anni luce da noi. Questa sua ricerca realizzata con un team di 6 scienziati («è nata davanti alla macchina del caffè con un collega che faceva ricerche in un altro settore») ha aperto la strada alla possibilità di capire come i buchi neri contribuiscano a formare nuove stelle e quindi a rinnovare le galassie con le quali coesistono. Dopo quella pubblicazione «i nostri risultati sono stati confermati da molti altri gruppi in tutto il mondo e adesso si stanno osservando altre galassie. Sappiamo inoltre - spiega - che i buchi neri sono un laboratorio per studiare le leggi fisiche in condizioni estreme. Studiandoli potremmo scoprire nuove leggi fisiche».
Ricerca, italiani all'estero e gli stranieri ci snobbano

Andata e ritorno in Italia
Proprio nel momento di maggior fama Tombesi ha deciso di tornare in Italia, con il programma ministeriale Rita Levi Montalcini per il rientro dei cosiddetti «cervelli in fuga». Ora, dopo un triennio come ricercatore, potrà ottenere la cattedra da professore associato a meno di 40 anni. La sua scelta non è però legata a una semplice nostalgia per il suo Paese di nascita: «Ho scelto Tor Vergata e il suo Dipartimento di Fisica dove sono tornati altri due ricercatori sempre con il programma Montalcini perché qui - spiega Tombesi al Sole 24 Ore - ci sono le competenze e tutte le condizioni per continuare al meglio la mia ricerca. Nel campus universitario dove lavoro ci sono anche strutture dell'agenzia spaziale italiana e di quella europea oltre l'istituto di astrofisica, mentre l'osservatorio astronomico è qui vicino». Alla cerimonia di premiazione erano presenti oltre al vice presidente di Aspen Lucio Stanca che ha ricordato come il premio giunto al secondo anno è nato per «rafforzare la collaborazione fra Italia e Stati Uniti» anche il Nobel per la Fisica Samuel Ting, la responsabile del Direttorato della Nasa per l'esplorazione spaziale Colleen Hartman, il fisico Luciano Maiani e il presidente dell'Agenzia Spaziale Italiana (Asi), Roberto Battiston. Che ha ricordato come la ricerca aerospaziale italiana sia all'avanguardia e possa contare anche su risorse importanti, con il piano stralcio del Governo sulla space economy da 1 miliardo.


© RIPRODUZIONE RISERVATA