Studenti e ricercatori

Manovra, piano per 1600 ricercatori: l’80% potrà ambire alla cattedra

di Marzio Bartoloni

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Il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan l’ha definito «nuova linfa» per il settore dell’università e della ricerca. Si tratta del piano da oltre 1500 ricercatori - dovrebbero alla fine essere 1615 - da assumere negli atenei e negli enti di ricerca (l’80% del contingente nei primi il resto nei secondi).

Questo piano straordinario per l'assunzione di nuovi cervelli non ha le dimensioni che forse servirebbero al mondo universitario. Ma la buona notizia è che questo contingente di giovani ricercatori non dovrebbe allungare più le file già molto ampie dei precari. I nuovi assunti che andranno nelle università potranno seguire un percorso di tenure track che poi, in caso di abilitazione raggiunta, aprirà la porta della docenza: si tratterà infatti di circa 1300 ricercatori di tipo «b». Quelli appunto che dopo 3 anni di attività scientifica possono ambire alla cattedra. Il meccanismo dovrebbe replicare quello utilizzato già nella legge di bilancio del 2016 quando si assunsero mille ricercatori tra atenei ed enti di ricerca stanziando 60 milioni l’anno, dividendo poi le risorse in base anche ai risultati della ricerca scientifica e delle performance sul reclutamento.

Per quanto riguarda il contingente destinato agli enti di ricerca (circa 300 ricercatori) non è ancora chiaro se le risorse saranno utilizzate solo per nuove assunzioni. I fondi infatti potrebbero essere utilizzati anche per le stabilizzazioni dei tanti precari che lavorano negli enti di ricerca. In un primo tempo si era parlato tra l’altro di un maxi piano di stabilizzazioni per circa 2mila ricercatori per il mondo della ricerca pubblica nel piano portato avanti dal ministro per la Pubblica funzione, Marianna Madia. Ma per ora non ci sono conferme in questo senso.


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