Pianeta atenei

Università, torna la «cupola» dei concorsi

di Ivan Cimmarusti

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Il candidato con 193 pubblicazioni in diritto Tributario aveva poche chance di ottenere l’abilitazione scientifica nazionale per insegnare. «Non è nel novero dei prescelti», dicono i professori intercettati, come invece altri con «produzione scientifica pari a zero» ma con le spalle coperte.

Sono gli atti della Procura di Firenze a restituire retroscena giudiziari sulla manipolazione dei concorsi di abilitazione ministeriale in diritto Tributario. Scambi di favori svelati dal Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Firenze, al comando del colonnello Adriano D’Elia, che hanno portato il gip a mandare ai domiciliari i professori Fabrizio Amatucci (Università Federico II di Napoli), Giuseppe Maria Cipolla (Università di Cassino), Adriano di Pietro (Università di Bologna), Alessandro Giovannini (Università di Siena), Valerio Ficari (Università di Roma 2), Giuseppe Zizzo (Università Carlo Cattaneo di Castellanza, Varese), Guglielmo Fransoni (Università di Foggia). Interdizione disposta per altri 22 docenti e in corso di valutazione per altri 7.

Nei confronti di tutti sono ipotizzati, a vario titolo, i reati di corruzione e turbata libertà del procedimento di scelta del contraente. Negli atti emerge un presunto “sistema” illustrato in un’intercettazione del 9 giugno 2014 da Augusto Fantozzi, ex ministro delle Finanze. A una cena con i professori Pietro Boria, Andrea Fedele, Leonardo Perrone e Eugenio Della Valle, parla della gestione dei «futuri concorsi» e della necessità di creare «un gruppo di garanzia che riesca a gestire la materia dei futuri concorsi (…) con uomini di buona volontà che possano stare in una nuova cupola, tanto per usare un termine». Poi ci sono anche le ammissioni, come fa il commissario Fransoni che a un candidato senza “copertura” dice «smetti di fare l’inglese, fai l’italiano», perché i criteri di selezione sono basati sul «vile commercio dei posti». Non manca la richiesta, tutta da chiarire, che fa Giovanni Eugenio Marongiu, professore all’Università di Genova e padre dello Statuto del contribuente. Il 19 febbraio 2015 chiama il commissario Adriano Di Pietro: «La conversazione – riassumono gli investigatori – ha avuto come oggetto la richiesta di non abilitare la candidata di seconda fascia Coc collaboratrice dello studio Viktor Uckmar di Genova. Il professor Marongiu ha spiegato che la candidata (…) avrebbe commesso la “scorrettezza” di ricorrere contro gli esiti di un concorso per ricercatrice bandito dall’ateneo genovese, vinto dalla figlia di Marongiu, Paola (…)». La richiesta risulta «accolta».


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