Studenti e ricercatori

Formazione dei medici, le Regioni rilanciano il doppio canale per gli specializzandi

di Rosanna Magnano

Sul nodo formazione post lauream le Regioni rilanciano il dibattito sull'articolo 22 del Patto per la salute. Rispolverando le ipotesi già delineate a maggio 2016 di un doppio canale formativo per gli specialisti con l’inserimento dei giovani medici nella rete formativa dei teaching hospital Ssn, con un contratto a tempo indeterminato in categoria non dirigenziale. L’idea è riemersa durante la conferenza Stato-Regioni di giovedì.

«La formazione è in generale un tema fondamentale per lo sviluppo delle nuove generazioni, ma diventa fondamentale per quanto riguarda il Servizio sanitario nazionale. Per questo in Conferenza Stato-Regioni ho voluto sottoporre il tema all'attenzione del Governo», ha dichiarato il presidente della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini. «Occorre infatti uno sforzo congiunto delle istituzioni per far fronte alla carenza di risorse umane qualificate necessarie alla garanzia della continuità dei servizi in sanità. Attività per le quali è fondamentale il contribuito dei medici specializzandi visto che già attualmente è complesso riuscire a reperire alcune figure professionali. Occorre coinvolgere di più le Regioni nella definizione delle politiche formative di area sanitaria. Soprattutto perché – ha spiegato Bonaccini – dobbiamo raggiungere coerenza tra il numero dei professionisti formati e le esigenze dei servizi sanitari. Le Regioni hanno portato avanti proposte e sono disponibili per risolvere tale problematica. Siamo pronti, e lo abbiamo già scritto in precedenti documenti, a un confronto con il Governo - ministero dell'istruzione, dell'Università e della Ricerca scientifica e con il ministero della Salute - e con le rappresentanze del mondo professionale per definire nuovi criteri di programmazione, gestione e valutazione delle attività formative che siano più coerenti con le nuove sfide del Servizio sanitario e in linea con i nuovi modelli e fabbisogni organizzativi».

La proposta delle Regioni, come noto, prevede l'accesso al Ssn dei medici laureati e abilitati, quindi l'inquadramento a tempo indeterminato in categoria non dirigenziale nell'ambito del contratto di Area IV, con percorsi di carriera e livelli retributivi determinati dal contratto nazionale. L’inserimento nell’azienda sarebbe finalizzato ad «attività medico-chirurgiche di supporto» e l’autonomia professionale di questa nuova figura di specializzando sarebbe vincolata alle direttive ricevute, in coerenza con il grado di conoscenza e le competenze acquisite. Tali specializzandi avrebbero accesso in soprannumero a una scuola di specializzazione per esigenze del sistema sanitario regionale con la possibilità di accedere, una volta acquisita la specializzazione, ai concorsi per il personale dirigenziale. Riguardo la formazione del medico di base le Regioni prevedono invece l'introduzione di corsi di specializzazione universitaria anche per la medicina generale e per la pediatria. «Siamo preoccupati per possibili carenze di personale sanitario – ha spiegato Antonio Saitta (assessore delle regioni Piemonte e coordinatore della Commissione salute della Conferenza delle Regioni) – per questo proponiamo una rivalutazione della potenzialità formativa, in termini numerici, dei corsi di laurea, delle scuole di specializzazione, della formazione post lauream. Si può anche pensare – ha aggiunto Saitta - all'introduzione di corsi di specializzazione universitaria anche per la medicina generale al posto degli attuali corsi di formazione organizzati a livello regionale, e per la pediatria all'acquisizione di maggiori specifiche competenze riguardanti l'assistenza territoriale all'interno dell'attuale formazione specialistica. L'importante è che riprenda urgentemente il confronto Governo-Regioni – ha concluso Saitta – per arrivare ad una definizione dei fabbisogni formativi strettamente connessa e coerente ai fabbisogni organizzativi del Ssn. Dobbiamo lavorare con il Governo per prevedere l'accesso dei medici al Servizio sanitario nazionale anche subito dopo la laurea e l'abilitazione, quindi anche senza specializzazione. A tal riguardo peraltro è in discussione in Parlamento un disegno di legge delega che definisce alcuni precisi indirizzi su cui varrebbe la pena – ha concluso Saitta - riprendere il confronto magari in un organismo paritetico di indirizzo e coordinamento che coinvolga i diversi attori istituzionali interessati (Regioni, ministero della Salute e Miur)».


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