Studenti e ricercatori

Boom di lauree e master online: ecco quando ci si può fidare

di Alberto Magnani

Lezioni online, dispense online, diplomi online. Anche le tasse si pagano online, ma con soldi veri e costi di iscrizione che possono veleggiare intorno all'equivalente di 30mila euro. Università e business school si sono aperte da anni al cosiddetto e-learning, l'apprendimento digitale che si affianca o sostituisce in blocco le lezioni in presenza. Ma non è sempre chiaro quale sia il valore didattico sotteso a programmi che si svolgono esclusivamente sul Web, a volte senza passare neppure da esami svolti in sedi fisiche. L'offerta, nel frattempo, è sempre più estesa: il portale di settore Online Studies conta 4.429 programmi digitali su scala mondiale, in una lista che include lauree triennali e magistrali, master, dottorati e Mba, i master of business administration. Cosa si studia? La scelta non manca, dalla finanza all'ingegneria energetica. Un po' meno le garanzie, se si considera che solo una quota - relativamente - ristretta di programmi è a cura di atenei riconosciuti.
Da Oxford alla Bocconi, come si studia gratis (online) in 700 università

Come funzionano e quanto costano i corsi online
I corsi online possono essere erogati sia dalle cosiddette «università telematiche», come le 11 registrate in Italia (negli Stati Uniti sono più di 1.100), sia da atenei tradizionali che si sono attrezzati con programmi digitali: laurea, master o programmi specializzati che integrano l'offerta tradizionale con piattaforme digitali o i cosiddetti Mooc (massive open online courses, i corsi online aperti e gratuiti ospitati da portali esterni). Diffuso e radicato prevalentemente negli Usa, il fenomeno ha preso piede anche in Italia e cresce a ritmi interessanti. Solo per citare qualche caso, la Bocconi di Milano offre sette programmi diversi su Coursera, il gigante dei corsi online che ospita sulla sua piattaforma oltre 20 milioni di utenti e più di 2mila programmi. Il Mip, la business school del Politecnico di Milano, ha investito massicciamente sui corsi flex, i corsi flessibili che si basano sulla divisione del monte orario fra lezioni in aula e corsi svolti con videoconferenze, esercitazioni online e scambio di informazioni via chat. Al di fuori dell’Italia i corsi digitali sono stati sdoganati da colossi come Oxford e Harvard, presenti sulle piattaforme online con corsi gratuiti. Quali sono le discipline più facili da “digitalizzare”, almeno a livello di offerta? Per limitarsi ai Mooc, resiste il dominio delle aree business &management (19,3%) e informatica (17,3%), anche se iniziano a farsi sempre più largo scienze (10,4%), scienze sociali e discipline umanistiche (entrambe al 9,8%), scienze della formazione (9,26%) o medicina e professioni sanitarie (7,6%). I costi? Per master e Mba si può salire anche oltre i 5-10mila euro, mentre le università online statunitensi chiedono tasse annuali anche oltre i 30-40mila dollari.

Reputazione (e certificati) per valutare i master
Certo, un conto è seguire un corso online e aggiudicarsi magari un attestato a fine corso, anche se a pagamento. Un altro conseguire master o lauree in blocco solo sul Web. In questo caso, il filtro sulla qualità effettiva dei corsi dovrebbe essere garantito dal “marchio” applicato dall'esterno: le certificazioni. La European foundation for management development (Efmd) , un network che si occupa di sviluppo del management e della sua formazione, ha creato un sistema ad hoc per il riconoscimento dei corsi online: l'Eoccs, sigla che sta per online course certification system. I corsi di management che l'hanno ottenuto, per ora, sono 24. Una nicchia, rispetto ai quasi 200 conteggiati da Online Studies.
Certificati a parte, uno dei pochi criteri per valutare l'affidabilità di un corso online è, anche, uno dei più semplici: l'ente che lo eroga. Come spiega Federico Frattini, direttore dei programmi Mba alla School of management del Politecnico di Milano, «bisognerebbe rivolgersi a istituti accreditati e guardare, anche, ai risultati degli studenti - spiega Frattini - Ad esempio, un ateneo con una buona fama permetterà ai suoi studenti di trovare lavoro anche se hanno svolto parte o tutto il proprio programma online». Può essere utile dare un occhio anche ai costi, intesi come le tasse da pagare per frequentare un certo corso. «Per esperienza, possiamo dire che i corsi online di qualità tendono a costare tanto - spiega Frattini - E ovviamente i ritorni economici sono positivi. Anzi, è quando costano troppo poco che dovrebbero creare qualche sospetto». Il rischio che «costino troppo poco» non sembra contemplato nel caso delle principali business school, dove anche le fomule flessibili richiedono tasse nell'ordine delle migliaia di euro. Le ragioni? Qualità di corpo docente e del titolo rilasciato, soprattutto se il blasone dell'ateneo fa da lasciapassare sul mondo del lavoro.

L’e-learning come leva di crescita
Di sicuro, il trend della formazione online non è destinato a esaurirsi. E la didattica digitale, con le cautele del caso, può diventare una leva di crescita notevole per attrattività (ed entrate economiche) di università e scuole management. Rebecca Taylor e David Asch, rispettivamente presidente del board delle certificazioni di Eoccs e direttore mondiale della sezione Quality Services della Efmd, spiega che gli atenei dovrebbero sfruttare l'innovazione: «Il punto non è tanto la proliferazione di corsi online - dicono - quanto la risposta che le università tradizionali riescono a dare . Se si rinnovano e aggiungono corsi possono guadagnare dal fenomeno». Per ora, comunque, l'offerta di corsi “seri” sembra ristretta a livello di master e programmi per executive. «Ma il potenziale dei corsi online - aggiungono Taylor e Asch - va ben oltre l'educazione executive. E in prospettiva dovrebbe essere sempre di maggior raggio».


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