Pianeta atenei

Industria 4.0: atenei e imprese aspettano i competence center

di Marzio Bartoloni

Finora è stato il vero anello debole del piano industria 4.0. Il decollo dei competence center - i poli di eccellenza che dovrebbero aiutare le imprese a fare il salto nella quarta rivoluzione industriale - è «in ritardo», come ha ammesso ieri lo stesso ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda. Che ha spiegato ora di voler accelerare portando in porto il decreto ministeriale «entro novembre». «Questo sarà il lavoro più complicato di tutti, su questo tema l’attenzione da ora in poi sarà davvero alta», ha insistito il ministro. L’obiettivo del Mise è arrivare a pubblicare il bando per scegliere i competence center entro l’anno proprio per non perdere i 20 milioni del 2017 (stanziati dalla legge di bilancio dell’anno scorso) a cui si aggiungono altri 10 per il 2018.

Il decreto, da cui dovrebbe discendere il bando, dopo una lunga gestazione è pronto: nei giorni scorsi è finalmente stato controfirmato anche dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan dopo la sigla di Calenda e ora attende la registrazione della Corte dei conti e la pubblicazione in «Gazzetta». L’ultima versione del testo ha diverse novità: per costituire questi poli non si parla più di «partenariati» pubblico-privato, ma basterà un «contratto» tra organismi di ricerca, atenei e imprese coinvolte. I centri di competenza dovranno provvedere «all’orientamento alle imprese, in particolare Pmi» e alla «formazione al fine di promuovere e diffondere le competenze in ambito Industria 4.0» - avverte l’ìarticolo 5 del Dm - oltre che provvedere alla «attuazione di progetti di innovazione, ricerca industriale e sviluppo sperimentale», compresa la «fornitura di servizi di trasferimento tecnologico». Ai competence center potranno arrivare i fondi pubblici - secondo il regolamento Ue Gber- con un massimo di 7,5 milioni di finanziamento (contributi diretti alla spesa) per singolo polo. Con questa ripartizione: 65% per costituzione e avviamento dell’attività e 35% per i progetti (per un importo massimo di 200mial euro).

Nell’ultima versione del decreto diventano molti stringenti i requisiti che serviranno per attribuire il punteggio nel bando: dalle caratteristiche tecniche e di solidità economico finanziaria di chi si candida a diventare centro di competenza al numero di pubblicazioni e di ricercatori presenti nei settori chiave di industria 4.0 fino all’aggiudicazione di bandi nei temi del piano industria 4.0. Alta anche l’asticella per centri di ricerca e atenei giudicati anche in base alle pagelle ciclicamente stilate dall’Agenzia nazionale della valutazione della ricerca (l’Anvur). Per le università conterà a esempio anche l’attivazione di corsi di dottorato innovativo a carattere intersettoriale e industriale.

L’idea - come ha ricordato lo stesso ministro Calenda - è quella di avere, dopo la selezione, non più di «4-5 poli di eccellenza che mettano insieme industria e università». Finora si sono fatti avanti diversi candidati:  i tre Politecnici (Milano, Torino e Bari), l’università di Bologna, il Sant’Anna di Pisa (in partnership con la Normale), la Federico II di Napoli e la rete degli atenei veneti guidati dall’ateneo di Padova. A cui si aggiunge anche la candidatura dell’università di Genova. Ognuno di questi poli offrirà servizi e assistenza anche in base alle sue specializzazioni tecnologiche che ha in casa e può sviluppare sul territorio. Come nel caso dell’ateneo genovese che insieme all’Istituto italiano di tecnologia (l’Iit), i 12 istituti del Cnr presenti e diversi partner privati(tra questi Ansaldo, Leonardo, Fincantieri, Confindustria Genova e Rina consulting) punterà in particolare sulla cyber sicurezza e la protezione delle infrastrutture, compresa la logistica che è uno dei motori della città grazie alla presenza del porto: «Il nostro progetto è frutto di una profonda integrazione con le imprese e i centri di ricerca del territorio», avverte Michele Piana prorettore con delega alla Ricerca e al Trasferimento tecnologico. «Vogliamo diventare - aggiunge il prorettore di Genova - una specie di demo dove le aziende possono trovare e sperimentare le soluzioni tecnologiche migliori per le loro produzioni».


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