Studenti e ricercatori

La Sapienza annulla il test d’ingresso a Psicologia

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Quasi metà delle domande erano le stesse dell’anno scorso. Con questa motivazione la facoltà di Psicologia dell’università La Sapienza di Roma ha deciso, con decreto rettorale, di annullare il test d’ingresso del 15 settembre.  Anche a causa di diversi problemi informatici che hanno di fatto impedito una regolare correzione del test. La prova dovrà ora essere ripetuta ma gli studenti protestano.

La prova va ripetuta
Sul sito dell'università la “Sapienza” si annuncia la rimozione della graduatoria pubblicata
il 13 settembre, l' annullamento della prova e la sua ripetizione. Nello stesso decreto rettorale si legge che «dopo aver verificato la correttezza degli atti e accertato la regolarità dello svolgimento della prova» la si annulla, invitando gli studenti a ripeterla in data da destinarsi, con preavviso di almeno 15 giorni. Due i motivi: la relazione tecnica del 15 settembre ha accertato che «40 dei totali 90 quesiti somministrati ai candidati per la prova di ammissione ai corsi -non risultano inediti, essendo stati utilizzati per le prove di ammissione ai medesimi corsi di studio negli anni accademici precedenti e diffusi attraverso social media»; il secondo motivo è «il verificarsi di una disfunzione tecnica nei sistemi di correzione informatizzata degli elaborati, che ha condotto a un insanabile e generalizzato disallineamento tra elaborati e griglie di correzione, tale da comportare una errata
formulazione della graduatoria».
Sempre sul sito, la Sapienza assicura il rimborso delle spese di viaggio e alloggio della trasferta precedente a chi parteciperà alla ripetizione della prova.

La protesta degli studenti
«È inaccettabile che dopo l’annullamento del test d'ingresso se ne voglia convocare un altro. Gli studenti iscritti al test, che poi è risultato invalido a causa di errori materialmente compiuti dall’ateneo, vanno tutti ammessi così come accaduto di recente a Firenze», dichiara Alessio Folchi, senatore accademico di Link Sapienza. Gli fa eco Andrea Torti, coordinatore nazionale di Link - Coordinamento Universitario: «Basterebbe ammettere tutti ai corsi, considerando anche lo scarso numero di studenti in eccesso: parliamo infatti di poco meno di un centinaio di studenti esclusi, a fronte di più di 700 posti disponibili. Con uno sforzo di programmazione razionale, si garantirebbe l'accesso a tutte e tutti, evitando così ulteriori disagi per chi non vive a Roma e per chi ha provato test in altre Università e ora si troverà a decidere del proprio futuro senza tutte le carte sul tavolo».


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