Studenti e ricercatori

La qualità? Spazio ai modelli agili ma i contenuti restano al centro

di Alberto Magnani

Corsi online, a tempo parziale, distribuiti tra piattaforme digitali e seminari in presenza fisica. Non è facile districarsi nella scelta di master organizzati in modalità flessibile, un prodotto sempre più diffuso tra le business school italiane.

Come valutare la qualità? In questo caso, il dubbio non è solo sui contenuti ma anche sull’organizzazione stessa dei programmi.

Paolo Boccardelli, direttore della business school della Luiss, invita a valutare prima di tutto la struttura: l’etichetta della flessibilità può essere utilizzata a sproposito, ma si dovrebbe basare su criteri ben definiti nella formulazione del corso. «La flessibilità si traduce da un lato nell’organizzazione dei corsi che hanno una frequenza concentrata duranta il weekend o al di fuori dei gli orari di lavoro – spiega Boccardelli - dall’altro nell’offerta dei contenuti che sono scelti per offrire un completamento formativo modellato e sviluppato tenendo in considerazione le nuove esigenze del mercato».

Il valore aggiunto del modello agile

Il risultato è che l’efficacia di un master dipende dalla combinazione tra un modello agile e il raggiungimento dell’unico obiettivo di fondo: la creazione di un valore aggiunto per la carriera degli allievi, soprattutto se iscritti dopo i primi anni di esperienza e alla ricerca di un salto di qualità in curriculum.

Ad esempio, quando si opta per una formula weekend bisogna considerare quante ore sono effettivamente destinate ai moduli di maggior interesse per il proprio curriculum, mentre nel caso delle esercitazioni a distanza è utile comprender l’affidabilità delle piattaforme digitali adottate.

«Insomma, la qualità di un master flex dipende dalla sua capacità di assicurare il raggiungimento degli obiettivi professionali che ciascun partecipante si pone – fa notare Boccardelli - rendendo dunque strategico il momento della sua progettazione al fine di garantire un ritorno agli allievi coerente con quanto atteso».

Lo «standing» dei docenti

Quanto ai contenuti, bisogna spostare l’attenzione sul capitale umano: docenti e standard medio degli allievi. Come spiega Boccardelli, i fattori da tenere in considerazione sono «la presenza di professionisti di elevato standing nel corpo docenti perché danno una prospettiva privilegiata sulle aziende e la diversificazione nella composizione dell’aula, perché porta un valore aggiunto in termini di competenze trasversali».

Senza dimenticare un aspetto cruciale, sia che si parli di corsi flex sia di master tradizionali: la didattica, meglio se orientata all’analisi concreta dei casi e all’innovazione. «In un master c’è bisogno di un modello formativo basato su un approccio problem based – conclude –. E, anche, in grado di preparare alle nuove sfide imposte dalla trasformazione digitale».


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