Studenti e ricercatori

«I giovani vanno aiutati nei primi anni di carriera»

di Mar. B.

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La cattedra daprofessore ordinario, il gradino più alto e prestigioso, l’ha conquistata quando non aveva ancora compiuto 35 anni.

Un vero record per il nostro Paese che lo incorona come il prof più giovane d’Italia. Rosario Crinò insegna Economia internazionale alla Cattolica di Milano. Non si sente una mosca bianca anche se scorrendo i numeri sull’età dei suoi colleghi in Italia di fatto lo è.

Del recente sciopero degli esami proclamato da circa 5mila suoi colleghi per recuperare gli scatti di stipendio bloccati non condivide affatto le modalità («così si danneggiano gli studenti»), anche se ne comprende le ragioni.

Mentre sullo stato di salute della nostra accademia dopo qualche dubbio («all’inizio ero un po’ preoccupato») venendo da un lungo periodo di ricerca all’estero, si dice tutto sommato ottimista: «Anche in Italia si può fare buona ricerca e anche i più giovani possono avere le loro opportunità come dimostra la mia storia», dice. A patto però che, come avviene in altri Paesi, «si aiutino i ricercatori nei primi anni di carriera con fondi adeguati e con progetti che durino più anni. In questo modo si possono sostenere in un momento cruciale della loro formazione consentendogli di irrobustire il loro curriculum con pubblicazioni e titoli». Cosa che nel caso suo ha fatto la differenza per raggiungere la cattedra.

Il giovane professore, prima di vincere il concorso a gennaio del 2015, ha infatti trascorso sei anni in Spagna in due centri di ricerca prestigiosi, l’Istituto di analisi economica di Barcellona e il centro studi Cemfi di Madrid: «Questa esperienza per me è stata fondamentale, mi ha consentito di venire a contatto con filoni di ricerca innovativi e ho avuto a disposizione una borsa di studio e dei fondi, circa 5mila euro all’anno, per effettuare i miei studi, partecipando ad altri progetti di ricerca con altre risorse». In Spagna – racconta il docente nato a Messina nel 1980 dove ha studiato fino al liceo per poi laurearsi alla Bocconi e conseguire un dottorato alla Statale di Milano – sono disponibili borse per finanziare i primi otto anni della carriera. Crinò ha ottenuto questo tipo di borse che «hanno una ampia platea di potenziali beneficiari, in Italia in passato c'era qualcosa di simile con il bando Fir, futuro in ricerca, che però non è stato ripetuto».

Il giovane prof non boccia però il sistema italiano in cui vede anche segnali positivi di inversione di tendenza: «Credo che stia cominciando un ringiovanimento dell’università e una maggiore valorizzazione della qualità della ricerca e della didattica. Certo – avverte – servirebbe un maggiore potenziamento delle risorse, soprattutto per i più giovani». Positiva infine per Crinò è stata l’introduzione di sgravi fiscali per i ricercatori che decidono di trasferirsi dall’estero in Italia: «Per me è stato un incentivo per decidere di tornare».


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