Pianeta atenei

La Bicocca punta sui dottorati industriali

di Marco Biscella

Un passo decisivo verso la competitività e l’internazionalizzazione. A questo mira la decisione dell’Università Bicocca di puntare con forza su dottorati industriali, dottorati in alto apprendistato e borse a progetto, attraverso percorsi triennali part time (perché i candidati si dividono fra attività accademica e attività lavorativa) ma con obbligo di frequenza.

«Dopo aver attivato nell’anno accademico 2016/2017 un totale di 25 posizioni di dottorato in collaborazione con aziende ed enti di ricerca - racconta Giovanna Iannantuoni, dal novembre 2015 presidente della Scuola di dottorato della Unimib, ateneo che offre 18 corsi ad alta qualificazione e forma ogni anno più di 500 dottori di ricerca, in gran parte poi assunti in imprese private o in enti pubblici -, quest’anno le disponibilità saliranno a 37, suddivise nelle quattro aree in cui sono articolati i dottorati della Bicocca: Scienze di base (18 posizioni), Scienze della vita (11), Scienze economiche, giuridiche e sociali (4) e Scienze umane (4). Non solo: per l’anno accademico 2018/2019 abbiamo avviato contatti con una cinquantina di imprese o enti non profit, in gran parte interessati a percorsi formativi “misti” tra più aree di competenza. Il nostro obiettivo, infatti, è incrementare questi corsi in discipline avanzate, sulla scia di quanto fanno da tempo molte università all’estero».

Quest’anno sono già stati firmati progetti di doppia supervisione (aziendale e accademica) di tesi di dottorato con Consorzio Italbiotec, agenzia delle Entrate, Fondazione Tettamanti De Marchi Onlus, Arcadia Consulting, Galdus Società Cooperativa, System Management, Rottapharm Biotech, Fondazione Ircss Istituto Besta, Istituto Auxologico, Agroservice e Fem2 Ambiente.

A dare la possibilità agli atenei di attivare corsi di dottorato in convenzione con imprese che svolgono attività di ricerca e sviluppo è il decreto ministeriale 45/2013, che offre diverse soluzioni: dottorato industriale (corsi o curricula con una parte dei posti disponibili ai dipendenti di imprese impegnati in attività a elevata qualificazione), dottorato executive (possibilità di attivare, all’interno di corsi già accreditati, percorsi costruiti di comune accordo e dedicati a dipendenti di imprese o a neolaureati), dottorato in apprendistato (permette di coniugare l’assunzione di un under 30 e l’iscrizione a un dottorato al fine di sviluppare un progetto di ricerca di comune).

«A Milano - sottolinea Iannantuoni - abbiamo una chance in più: la Regione Lombardia, infatti, concede cofinanziamenti a favore degli atenei che attivano dottorati industriali, con un contributo medio di 20mila euro, che noi utilizziamo a favore del progetto per la formazione del candidato».

Ma come si attiva un dottorato industriale o in alto apprendistato? Il primo passo, ovviamente, è contattare la Scuola di dottorato (indirizzo mail: dottorati@unimib.it), creata appunto per riunire sotto un’unica regia tutti i programmi di dottorato attivi. In un secondo momento viene stilata una lettera d’intenti, in cui, oltre al nome dell’impresa e dell’area di competenza in cui incardinare il progetto di dottorato industriale, viene anche indicato il numero di candidati interessati. Ultimo passaggio, la firma del contratto. I tempi? «Il percorso ideale - conclude Iannantuoni - prevede la stesura della lettera d’intenti entro Natale e la firma del contratto di collaborazione entro la primavera, così da poter essere pronti a maggio-giugno per il bando di accreditamento presso il Miur».


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