Studenti e ricercatori

La Statale di Milano farà appello per il numero chiuso

di Marzio Bartoloni

Test di ammissione «sospesi» all’università Statale di Milano per Filosofia, Lettere, Storia, Lingue e letterature straniere, Scienze dei beni culturali e Scienze umane dell'ambiente (si veda Il Sole 24 Ore di ieri). Test che dovevano debuttare da lunedì fino al 14 settembre, con 5mila iscritti per 3.200 posti disponibili, e che sono stati bocciati giovedì dal Tar del Lazio, con una ordinanza che ha sospeso il numero chiuso e che ora rischia di fare scuola in altre università. E non solo per le facoltà umanistiche .

Il rettore della Statale, Gianluca Vago ha difeso ieri la scelta del numero chiuso per «garantire una qualità dell'insegnamento» e ha annunciato l’intenzione di fare ricorso al Consiglio di Stato chiedendo una decretazione d’urgenza, «perché venga sospeso il provvedimento del Tar». La partita dunque potrebbe anche riaprisi in un paio di settimane. Per il momento però i test, come comunicato dall’ateneo, sono «sospesi» e gli studenti saranno tutti iscritti con riserva, fino alla decisione del Consiglio di Stato.

Attualmente il 40% dei corsi universitari in Italia (circa 2mila su 4.800 totali)  prevede test di ammissione. Ma se per alcune facoltà - medicina, veterinaria, architettura e le professioni sanitarie - la barriera all’ingresso è prevista esplicitamente dalla normativa nazionale (la legge 264/1999), gli altri requisiti - necessità di spazi per laboratori e obbligo di i tirocini - potrebbero non essere rispettati da altri atenei che hanno introdotto i test. Per il Tar l’assenza di un numero sufficiente di docenti evocato dalla Statale di Milano per introdurre i test di ammissione non rientra tra le cause per il numero chiuso: «Al momento, alla luce di questa ordinanza - spiega il rettore - è come se fossimo commissariati: da una parte la sentenza mi dice di prendere tutti gli studenti che fanno richiesta; dall’altra secondo la normativa sull’accreditamento (le legge 240/2010, ndr) dovrei assumere docenti per far partire i corsi». Per Vago l’ordinanza del Tar «apre un problema di rilevanza nazionale perché molti atenei, come Trento e Pisa, hanno già introdotto il numero programmato in corsi di laurea di facoltà umanistiche. Se anche il Consiglio di Stato dovesse considerare legittimo il ricorso ci troveremmo con degli atenei che avrebbero introdotto il numero chiuso illegittimamente». Gli studenti chiedono al ministro dell'Istruzione, Valeria Fedeli, di aprire un tavolo tecnico «per superare la legge 264 e ripristinare una università pubblica e accessibile a tutti». Con l'Udu - l’unione degli universitari che ha presentato il ricorso - pronta a dare battaglia in altre università italiane con nuovi ricorsi.


© RIPRODUZIONE RISERVATA