Studenti e ricercatori

In testa i dottori in Economia, in calo gli architetti

di Michela Finizio

Gli italiani sono un popolo di dottori in Economia e di ingegneri. A tagliare il traguardo della laurea in questi due ambiti è quasi uno studente su tre, tra tutti quelli graduati nel 2016. A seguire, in base ai dati del Miur rielaborati dal Sole 24 Ore, i corsi di studio che “sfornano” più laureati sono quelli in Medicina, Giurisprudenza e - in ordine di classifica - quelli nelle materie letterarie.

Restano, invece, una minoranza i titoli di studio conseguiti nel 2016 in ambito scientifico, agrario e chimico-farmaceutico, nonostante siano tra quelli più ricercati dalle imprese italiane secondo l’ultima rilevazione Excelsior (si veda «Il Sole 24 Ore» del 21 agosto scorso). Fa ben sperare, però, proprio per le prospettive dell’occupazione giovanile, il fatto che in queste materie il numero di laureati sia in crescita rispetto al 2015. A segnare un incremento del 15% su base annua sono soprattutto gli agronomi, merito probabilmente delle politiche governative a favore degli under 40 che scelgono questo settore: negli ultimi anni le agevolazioni messe in campo dal ministero delle Politiche agricole e forestali per gli under 40 sono state diverse, per ultima la decontribuzione al 100% per tre anni rivolta a chi avvia un’attività agricola nel 2017, introdotta con l’ultima legge di Bilancio.

L’anno scorso in Italia hanno conseguito la laurea universitaria circa 305mila studenti (diplomati in tutte le tipologie di corso, triennali o specialistiche, vecchio o nuovo ordinamento e lauree magistrali a ciclo unico). Tra questi, ben 22.204 sono usciti da «Scienze dell’economia e gestione aziendale» e 16.800 dalle «magistrali in Giurisprudenza». Sono questi i due corsi di laurea che hanno “prodotto” in assoluto più dottori, seguiti dal corso in «Professioni sanitarie» (infermieristiche e ostetriche), «Ingegneria industriale» e «Scienze dell’educazione e formazione».

Mentre il dibattito sul futuro delle università italiane lanciato dal Sole 24 Ore ospita le opinioni di numerosi docenti e ricercatori (si veda la pagina precedente), l’attenzione si concentra sul rapporto tra corso di studi e mercato del lavoro e i dati del Miur confermano il gap tra i desiderata delle imprese e quelli degli studenti italiani. Ad esempio, gli universitari sembrano snobbare le lauree per formatori (-4% nell’area insegnamento), nonostante - secondo l’ultima ricerca Excelsior (Unioncamere e Anpal) - questi profili risultino difficili da reperire nel 66% dei casi per le imprese che assumono personale laureato.

Pochissimi, appena 536 (-12% rispetto al 2015) sono i laureati in ambito «Difesa e sicurezza», dove l’offerta di corsi proposti resta comunque scarsa. In calo anche il numero di architetti (-6%) che restano però una platea notevole (16.049 i laureati in questa disciplina nell’ultimo anno), soprattutto se si considera che - come ricorda il Cresme - a un anno dal conseguimento del titolo di laurea di secondo livello (magistrale o magistrale a ciclo unico) il tasso di disoccupazione dei progettisti è arrivato al 31% (nel 2008 era pari al 9,7%). Del resto l’Italia è il Paese europeo con il più alto numero di architetti in attività: 2,5 ogni mille abitanti, contro una media europea di 0,96.

I corsi più “produttivi”, in termini di attestati di laurea rilasciati, sono quasi tutti al femminile: le studentesse superano il numero di dottori ad esempio in «Giurisprudenza», «Lingue» e anche in «Medicina». I maschi hanno la meglio solamente in «Scienze economiche», «Ingegneria industriale» e «Ingegneria dell’informazione».

Il 3,8% dei titoli di studio è stato ottenuto da studenti stranieri: in graduatoria, i diplomati provenienti da oltreconfine arrivano per il 12,3% dall’Albania, per il 10% dalla Cina e per l’8,5% dalla Romania. Seguono gli iraniani, i camerunensi, i moldavi e così via. Ma se il dato viene messo in relazione con il numero di iscritti stranieri provenienti dagli stessi Paesi, si scopre che sono gli studenti dell’Uzbekistan e quelli dai Paesi Bassi a realizzare le migliori performance, in termini di incidenza percentuale di laureati sul totale (il rapporto laureati/iscritti è rispettivamente del 62% e 35%).

Elaborando i dati del Miur, infine, è possibile stilare alcune classifiche che raccontano le performance degli studenti nei diversi atenei italiani: escludendo le 11 università telematiche (per ragioni di uniformità nelle modalità di fruizione didattica) è la Bocconi di Milano l’ateneo dei record, dove il maggior numero di studenti iscritti taglia il traguardo (34,9% il rapporto laureati/iscritti), nel minor tempo possibile (3,6 la media degli anni per conseguire un titolo) e con l’età media più bassa (23,5 anni). I più lenti a laurearsi, invece, sono gli studenti della Napoli Parthenope e dell’università di Reggio Calabria (che ci impiegano rispettivamente 8,6 e 7 anni). I graduati più vecchi, infine, sono quelli della privata Link Campus di Roma (età media 34,2 anni) e dell’università per stranieri Dante Alighieri di Reggio Calabria (29 anni).


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