Pubblica e privata

Pmi sul podio dei fondi Horizon

di Luca Orlando

Occhiali per la manutenzione “remota” degli impianti. Oppure processi produttivi più efficienti per lavorare il titanio. O ancora traversine ferroviarie con materiali di recupero, sistemi di decommissioning e algoritmi per la guida dei satelliti, packaging hi-tech per estendere la vita degli alimenti. È un impatto a tutto campo quello dello Sme Instrument Horizon 2020, programma di sostegno all’innovazione per le Pmi realizzato da Bruxelles che vede l’Italia per una volta in posizioni di vertice a livello europeo. Negli oltre tre anni di storia del programma sono stati finanziati complessivamente oltre 2800 progetti di sviluppo, erogando risorse a fondo perduto per 1,2 miliardi di euro.

Italia al secondo posto in Ue
Se il tasso di successo in rapporto al numero di domande presentate (si veda il Sole 24 Ore del 29 luglio) nello strumento dedicato alle Pmi è decisamente al di sotto della media, così come accade per l’intero apparato dei fondi Horizon 2020, prendendo invece come “100” di riferimento il numero e il valore dei progetti premiati, per l’Italia in questo capitolo il comportamento è soddisfacente. Con 412 dossier coronati da successo, l’Italia si posiziona infatti al secondo posto assoluto alle spalle della Spagna, mentre in termini di finanziamenti ricevuti il nostro paese arriva a quota 118 milioni di euro, dietro a Madrid e Londra. In termini di progetti l’Italia conquista così una fetta pari al 14,7% del totale (quasi sei punti oltre la media italiana per l’intero programma Horizon 2020), quota che scende al 10% in termini di fondi. Il che probabilmente è un risultato anche della minore stazza media delle nostre Pmi, come testimoniato dalla relazione inversa presente per la Germania (il 6% in termini di progetti di successo, che però valgono il 7.7% dei fondi globali). La quota di fondi intercettata dalle aziende italiane, il 10% del totale erogato per lo Sme Instrument, è comunque più alta rispetto alla media italiana dell’intero programma Horizon 2020, che come sottolineato nel dossier dell’Agenzia per la promozione della ricerca europea, è pari ad appena il 7,9%. I risultati italiani nello Sme Instrument sono brillanti in particolare nella Fase 1, quella di incentivazione iniziale, che prevede però i contributi minori, (50mila euro).

Record nell'ultima call
Nell’ultima call di maggio l’Italia qui ha addirittura primeggiato, con 23 imprese premiate su 129: nel computo totale della Fase 1 le aziende italiane vincenti rappresentano il 17% del totale. Nel passaggio dallo studio di fattibilità alla concreta realizzazione di un prototipo da portare sul mercato, Fase 2 che prevede un’erogazione di fondi fino a 2,5 milioni di euro per progetto, le percentuali di successo italiane invece si riducono. Nell’ultima fase di selezione di giugno (sette aziende selezionate su un totale di 64) i risultati sono stati in linea con la nostra performance media, che vede un tasso di successo numerico di poco superiore all’11%. Anche così, tuttavia, l’Italia si mantiene al secondo posto, davanti al Regno Unito e alle spalle della sola Spagna.

Le collaborazioni con le università
Ma al di là delle statistiche, l’effetto diretto sulle aziende risultate “vincenti” nella Fase 2, quella che prevede i fondi più robusti, è evidente. E  non solo in termini diretti e misurabili. All’ampliamento medio dell’organico, quasi sempre realizzato attraverso l’inserimento di professionalità di alto livello, e all’accelerazione del ciclo di investimenti, si accompagna spesso infatti un percorso di apprendimento e conoscenza.
Uno degli aspetti più frequenti è ad esempio l’attivazione di collaborazione con le Università, che in questo caso ha come target (è uno degli obiettivi chiave del programma Horizon) la traduzione immediata sul mercato della conoscenza generata.
Quasi mai per le aziende il successo arriva al primo colpo, più spesso al secondo o terzo tentativo. Evidente è lo sforzo di affinare e rielaborare il progetto, in modo da presentare un business plan completo e credibile. Anche se da questo punto di vista la strada da compiere in quest’area è ancora lunga: meno di quattro aziende candidate su 100 arrivano infatti al successo nella fase due, la percentuale più bassa tra i principali paesi europei.


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