Pianeta atenei

Borse di studio, cambia lo scenario

di M.Bart.

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Iscriversi all’università conviene sempre di più. Non solo perché i laureati hanno più opportunità dei diplomati di trovare lavoro (7 su 10 hanno una occupazione dopo un anno), ma perché studiare nei nostri atenei ora è anche economicamente più conveniente rispetto al passato.

Nell’anno accademico che è alle porte ci saranno infatti più risorse sul fronte del diritto allo studio. Che per famiglie e studenti significa: borse di studio, ma anche accesso a servizi essenziali come alloggi e mense. A questo si aggiunge anche un decreto alla firma di Palazzo Chigi con nuovi criteri di riparto dei fondi – basato sui fabbisogni e non più sulla spesa storica delle Regioni - che dovrebbe far superare una volta per tutte la vergogna tutta italiana della figura di «idoneo non beneficiario»: lo studente cioè che ha diritto alla borsa, ma per mancanaza di risorse non la ottiene (l’anno scorso sono stati 14mila, ma due anni fa erano più di 40mila). A questo va aggiunto un altro tassello molto significativo: da quest’anno scatterà per la prima volta una no tax area di cui beneficeranno ben 600mila famiglie.

In pratica chi ha meno di 13mila euro di Isee non pagherà tasse, mentre per chi non supera la soglia dei 30mila euro ci saranno sconti che poi i singoli atenei possono potenziare con costi che variano in media dai 150 ai 1.200 euro all’anno al massimo. Un cambio di scenario, questo, su cui il governo e il ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca guidato da Valeria Fedeli ha deciso di accendere i riflettori. Da oggi partirà infatti una maxi campagna di informazione con lo slogan «Continua gli studi, accedi al futuro», con tanto di portale (www.dsu.miur.gov.it) con le informazioni su cos’è il diritto allo studio, chi può accedere ai benefici, come funziona la no tax area, come si ottengono le borse di studio e una mappa per visionare i bandi dei singoli atenei. «Oggi partiamo con una campagna informativa per le ragazze e i ragazzi degli ultimi due anni della scuola secondaria di secondo grado. Molte studentesse e molti studenti non sono infatti a conoscenza degli strumenti, a dire il vero complessi, del diritto allo studio, e quindi non fanno domanda per accedervi o, nei casi peggiori, rinunciano a proseguire gli studi. È una rinuncia che non possiamo permetterci», avverte la ministra Fedeli. Che sottilnea come sul diritto allo studio «siamo al cambio di passo in termini di risorse, modalità di distribuzione dei fondi, governance del sistema».

Oggi per le borse di studio l’Italia è in pratica il fanalino di coda in Europa: in media ne usufruisce solo il 9% degli studenti, contro il 25% dei tedeschi, il 28% degli spagnoli e il 36% dei francesi. Dopo i tagli degli anni passati già dallo scorso anno - grazie a 55 milioni aggiunti dall’ex governo Renzi nella legge di bilancio dal 2016 in poi - sono aumentate le risorse che lo Stato mette a disposizione per il diritto allo studio salite a 217 milioni (a cui si aggiungono poi i fondi regionali e quelli in arrivo dalle tasse). Fondi che per il 2016 si sono tradotti in circa 135mila borse di studio per altrettanti studenti beneficiari. Una iniezione di risorse che si è tradotta nella copertura di oltre il 90% delle richieste. Per quest’anno le risorse saliranno a 226 milioni (grazie a 6 milioni non utilizzati nel 2017 per le borse della «Fondazione ex art. 34» ancora non decollata). Con lo sforzo delle Regioni l’obiettivo è quello di arrivare a coprire il 100% delle domande di borse di studio. In più nel fondo di finanziamento ordinario degli atenei vengono stanziati 65 milioni che serviranno a finanziare borse di mobilità internazionale, incentivi per l’iscrizione alle lauree scientifiche e a quelle di particolare interesse nazionale. Con 5 milioni riservati ad attività di orientamento pre-universitario e di tutorato e altri 7,5 milioni per interventi di sostegno agli studenti diversamente abili o con disturbi specifici di apprendimento. «Sono tutti segnali di attenzione – spiega la ministra – che il governo attuale, in continuità con il precedente, sta dando per garantire l’accesso agli studi e una piena attuazione dei principi della nostra Costituzione».

Non è tutto. Come detto il governo è anche in procinto di licenziare un decreto – dopo il via libera delle Regioni – che contiene nuove modalità di riparto dei fondi a livello territoriale. D’ora in poi il Fondo sarà erogato entro il 30 settembre di ogni anno e lo sarà non più sulla base della spesa storica delle Regioni, ma sulla base del fabbisogno. In pratica fino a ieri la distribuzione delle risorse tra Regioni era correlata al loro investimento sul diritto allo studio. Le Regioni che mettevano più soldi ricevevano più soldi, quelle che ne mettevano meno ne ricevevano di meno. Un meccanismo che però scaricava sugli studenti di alcune Regioni - soprattutto al Sud - le responsabilità delle loro amministrazioni, alimentando così la figura dell’idoneo alla borsa non beneficiario, una figura da sempre denunciata, giustamente, dalle associazioni degli studenti e dai loro organi di rappresentanza. Per il primo anno - in attesa che vengano definiti i livelli essenziali delle prestazioni (lep) per il diritto allo studio - il Miur e il Mef definiranno i fabbisogni insieme alle Regioni. In ogni caso viene previsto anche un meccanismo premiale, per una quota dal 5 al 15% delle risorse, da dividere tra le regioni che supereranno il 40% di finanziamento con risorse proprie, e inoltre, per il primo anno, è prevista una clausola di salvaguardia: nessuno potrà ricevere meno dell’80% di quanto ha ricevuto nel 2016. Inoltre le risorse verranno attribuite direttamente al bilancio dell’ente regionale che eroga i servizi per il diritto allo studio e non più alla Regione: in questo modo sarà assicurato che i fondi vengano realmente usati per finanziare le borse di studio e non utilizzati per altre fini come è accaduto più volte in passato.

Il Miur infine ricostituirà l’Osservatorio sul diritto allo studio, che servirà a far ripartire uno spazio di monitoraggio, di confronto tra gli attori che si occupano di diritto allo studio a vari livelli, di proposta. «Le immatricolazioni – ricorda la ministra Fedeli – sono in ripresa, +4,5% quest’anno, ma è un incremento che dobbiamo sostenere e accompagnare, ricordando a ragazze e ragazzi che continuare gli studi è un investimento importante per il loro futuro e nella consapevolezza che un numero più alto di laureate e laureati, nella società della conoscenza, è un patrimonio per tutto il Paese».


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