Studenti e ricercatori

Sistema meno efficiente con tanti settori concorsuali

di Paola Potestio

In merito alle attuali regole di selezione della docenza, proporrò qualche considerazione sulle prime abilitazioni (bando 2012) e su quelle dell’ultimo quadrimestre (bando 2016) nell’area “Scienze economiche e statistiche”. L’obiettivo è sottolineare debolezze e limiti di queste regole.

Il macro-settore economia comprende 5 settori concorsuali: Economia politica, Politica economica, Scienze delle finanze, Economia applicata, Econometria. Guardando alla tornata 2012, i numeri degli abilitati sono l’aspetto che subito colpisce. Le abilitazioni attribuite per il ruolo di professore ordinario e per quello di associato sono in numero molto diverso tra i cinque settori. Alcune di queste differenze sono piuttosto naturali, altre assai meno. Per valutarle, si è rapportato il numero delle abilitazioni in ciascun settore e in ciascun ruolo al numero dei docenti esistenti in quel ruolo al 31 dicembre 2012, ossia al tempo del bando. I risultati sono alquanto sorprendenti: il numero degli abilitati per il ruolo di ordinario nel settore di politica economica è vicino al doppio (1,8) degli ordinari esistenti al momento del bando. Anche nel settore di economia applicata gli abilitati sono più, seppur di poco (1,2), degli ordinari esistenti, contro un numero di abilitati in economia politica che è intorno alla metà (0,48) degli ordinari esistenti. Stride il confronto di questi rapporti con quelli che si registrano nel settore di statistica o in quello di metodi matematici dell’economia e delle scienze attuariali, dove il rapporto è, rispettivamente, 0,2 e 0,3. Osservazioni analoghe emergono dalle abilitazioni per il ruolo di professore associato: qui gli abilitati in politica economica sono più del triplo degli associati esistenti al momento del bando mentre in economia politica il rapporto è pari all’unità, ed è il rapporto più basso del macrosettore.

Prescindendo da probabili differenze nei metri di valutazione, i dati richiamati indicano una crescita potenziale dei singoli settori assai diversificata. L’assenza totale di vincoli per realistici piani di crescita espone il meccanismo delle abilitazioni a distorsioni e pressioni certamente negative per l’efficienza del sistema. A questo primo aspetto problematico se ne aggiunge un secondo, più rilevante e connesso a un nodo cruciale della nostra Università.

Passando dai numeri delle abilitazioni alle caratteristiche degli abilitati, si osservano moltissime acquisizioni multiple di idoneità. Prendendo ad esempio il settore di Economia politica, nella tornata 2012 e in quella 2016 circa il 65% degli abilitati, sia per il ruolo di ordinario che per quello di associato, ha ottenuto una o più ulteriori abilitazioni negli altri quattro settori. Nella tornata 2012 più del 70% degli abilitati in Scienza delle finanze, in entrambi i ruoli, ha ottenuto ulteriori abilitazioni negli altri settori. Ancora, nella tornata 2012 solo nel settore di Econometria gli abilitati per il ruolo di ordinario che hanno ottenuto ulteriori abilitazioni nel macrosettore sono una percentuale inferiore al 50%. Nella tornata 2016 queste percentuali si mantengono assai elevate tra gli abilitati, in entrambi i ruoli, di Politica economica e soprattutto Economia politica, mentre scendono negli altri tre settori. Complessivamente, gli abilitati 2012 hanno conseguito in media 1,5 e 1,6 abilitazioni nel ruolo, rispettivamente, di ordinario e associato, mentre dal bando 2016 gli abilitati conseguono in media 1,5 e 1,3 abilitazioni nei due ruoli. Non manca comunque qualche risultato diverso e sorprendente. In entrambe le due tornate, nessuno degli abilitati in Economia applicata ha conseguito anche un’abilitazione in Econometria, e viceversa naturalmente. Ciò, tuttavia, potrebbe dipendere dalla semplice circostanza che i candidati all’una abilitazione non hanno presentato domanda per l’altra. Ora, proprio queste possibilità rendono ancora più significativi i risultati sottolineati.

Questi risultati indicano in modo chiaro la forzatura della frammentazione dei settori concorsuali. In termini generali, se sotto l’aspetto disciplinare la particolare frammentazione dei nostri settori appare difficilmente comprensibile, assai più evidenti sono gli effetti negativi (soprattutto a causa delle lobby a cui i settori sono esposti) per l’efficienza dell’intero sistema. Dibattito e riflessioni su questo nodo cruciale del sistema sarebbero oltremodo opportuni.

In conclusione, abilitazioni al di fuori di piani di crescita e la frammentazione dei settori concorsuali sollecitano quanto meno delle correzioni delle attuali regole di selezione e, su un piano più generale, spingono perché ci si avvii finalmente ad affrontare il nodo della numerosità dei settori.


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