Pubblica e privata

«Circolazione dei cervelli», unico antidoto alla «fuga»

di Pier Giuseppe Torrani

Spesso lamentiamo una “fuga di cervelli” dal nostro Paese, dando una connotazione inevitabilmente negativa e parziale al tema degli italiani, soprattutto giovani laureati, che partono per l’estero. Nell’ambito della ricerca scientifica questa partenza non va tuttavia ostacolata, bensì auspicata e favorita. La ricerca oncologica, in particolare, ha una dimensione internazionale ed è più che mai necessario per un giovane ricercatore fare esperienze nei laboratori esteri, per confrontarsi con le migliori realtà nel mondo.

Non dobbiamo quindi preoccuparci dell’esodo dei nostri giovani talenti. Dobbiamo invece essere in grado di assicurare che chi vuole rientrare possa farlo, in condizioni competitive. Il problema vero, per l’Italia, è che non ci siamo ancora attrezzati per consentire che il nostro ricercatore termini il suo viaggio qui, per poter finalmente parlare di “circolazione di cervelli”, invece che di “fuga di cervelli”.

La vera sfida per gli anni prossimi è quella di potenziare le nostre strutture di ricerca e di organizzare dei profili di carriera ritagliati per favorire gli scienziati italiani che all’estero hanno raggiunto risultati consistenti. Perché il nostro Paese non sia prevalentemente luogo di emigrazione, ma anche luogo di ritorno.

È quello che sta facendo l’Associazione Italiana per il Cancro: costruire le condizioni perché i ricercatori, gli scienziati, i medici del mondo possano trovare interessante e proficuo venire a lavorare in Italia. Possiamo farlo grazie ai nostri 800mila soci e a 4,5 milioni di sostenitori, che fanno di Airc il principale sostenitore privato della ricerca oncologica italiana: nel 2017 abbiamo destinato 102 milioni di euro a oltre 5mila ricercatori, che stanno lavorando nei laboratori di università, ospedali e istituzioni con un beneficio tangibile per la ricerca, la sanità e l’intero sistema Paese.

Innanzitutto, per far crescere una nuova generazione di scienziati oncologici, Airc finanzia percorsi formativi dedicati ai giovani presso grandi istituti di ricerca, prima in Italia e poi all’estero, creando le condizioni per incoraggiarne il rientro, perché mettano a frutto il bagaglio di conoscenze acquisite. È il caso ad esempio del programma iCARE, cofinanziato insieme all’Unione europea, o dei nostri progetti Start Up: finanziamenti quinquennali per ricercatori sotto i 35 anni che tornano per avviare il proprio laboratorio di ricerca in Italia. Questi bandi sono studiati ad hoc per favorire la mobilità, intesa in tre direzioni: per ricercatori che dall’Italia desiderano andare all’estero; per ricercatori stranieri che desiderano formarsi nei centri di eccellenza italiani; per ricercatori italiani che dopo un’esperienza di ricerca fuori dai confini nazionali desiderano rientrare in Italia. Si tratta di bandi totalmente meritocratici, poiché l’assegnazione dei finanziamenti è basata sul rigoroso metodo internazionale del “peer review”.

Inoltre, dobbiamo creare centri di eccellenza in grado di attrarre e trattenere anche i ricercatori stranieri, come abbiamo fatto fondando a Milano Ifom, l’Istituto Firc di oncologia molecolare, un centro di ricerca dotato delle tecnologie più all’avanguardia, che riunisce oltre 250 ricercatori provenienti da 21 diversi Paesi, con un’età media di 37 anni.

Negli ultimi anni Ifom ha avviato un programma di internazionalizzazione, nella convinzione che il futuro della ricerca dipenderà dalla creazione di sinergie e network internazionali, con team di lavoro virtuali e multidisciplinari, fondati su obiettivi di ricerca comuni, sulla condivisione delle risorse e delle tecnologie, sullo scambio formativo, sulla circolazione dei cervelli. Ne sono un esempio i Joint research laboratory in collaborazione con istituti d’eccellenza (a Singapore, Bangalore e presto presso la Kyoto University Medical School), gli accordi di collaborazione con l’Università di Buenos Aires in Argentina (Centro Ifibyne), con il Mediterranean Institute for Life Science di Spalato in Croazia, con l’Université Pierre e Marie Curie di Parigi.

Il cancro non ha confini e non può averli neppure la ricerca: dobbiamo uscire dal provincialismo e affrontare questa sfida insieme ai Paesi che dispongono di risorse più ingenti delle nostre, continuando ad affermare il ruolo della scuola italiana di oncologia, una grande ricchezza considerata e apprezzata in tutto il mondo.

Pier Giuseppe Torrani è presidente di Airc e Firc
© RIPRODUZIONE RISERVATA