Studenti e ricercatori

Its e lauree triennali: ecco la proposta del Miur per la filiera professionalizzante

di Claudio Tucci

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Gli Its, le “super scuole” di tecnologia post diploma alternative all'università, potranno continuare a erogare percorsi didattici biennali in stretta sinergia con territori e settori produttivi. Se si stringe «un patto federativo» con gli atenei il corso Its potrà anche allungarsi di un anno, e arrivare così a tre: ai due anni Its si aggiungerebbe un terzo anno all'università (sempre nell'ottica di “sfornare” tecnici superiori con competenze specifiche nel campo delle tecnologie applicate - in buona sostanza, si verrebbe incontro alle necessità della manifattura e ai crescenti input di Industria 4.0). Potranno decollare inoltre le cosiddette “lauree professionalizzanti” di stampo accademico: saranno corsi triennali, «a ordinamento di studi definito», e tarati, essenzialmente, a qualificare gli studenti e, in prospettiva, ad “abilitare” le professioni regolamentate a livello nazionale, «a partire da quelle ordinistiche» (vale a dire, sarebbero appannaggio, per esempio, di geometri, periti agrari, etc., che potrebbero così elevare il proprio titolo di studi, come chiede da tempo l'Europa).

La bozza di documento del Miur
La cabina di regia istituita a febbraio dalla ministra, Valeria Fedeli, e presieduta dal sottosegretario, Gabriele Toccafondi, ha elaborato una bozza di documento che disegna, per la prima volta, un modello italiano di formazione terziaria professionalizzante. Il provvedimento è ora sul tavolo della Fedeli, che dovrebbe esprimersi nei prossimi giorni, in modo da partire - almeno con le attività organizzative e di comunicazione - tra settembre/ottobre.

Il quadro attuale
Oggi la situazione è questa: l'offerta formativa post diploma è in capo quasi esclusivamente all'università; il solo segmento terziario, non accademico, esistente è rappresentato dagli Its, decollati nel 2010, una realtà che funziona, hanno un tasso di occupabilità a 12 mesi che sfiora l'80% e una coerenza tra titolo e lavoro svolto del 90% - ma i numeri sono ancora di nicchia, gli alunni frequentanti sono appena 9mila.
Il tema «offerta terziaria professionalizzante», come si ricorderà, era venuto alla ribalta in inverno quando la precedente titolare del Miur, Stefania Giannini, in fretta e furia, aveva firmato un decreto che, dal 2017-2018, autorizzava gli atenei a sperimentare le lauree triennali professionalizzanti in barba all'offerta degli Its. Già il giorno successivo alcune università iniziarono a contattare aziende inserite da tempo negli Its locali, creando tensioni e disorientamento tra famiglie e studenti. Il Miur intervenne: Valeria Fedeli congelò per un anno il provvedimento Giannini, e istituì una cabina di regia partecipata da tutti i soggetti coinvolti, in primis rettori (la Crui) e Its, per evitare “false partenze” e promuovere, invece, un sistema organico e ordinato di istruzione post diploma professionalizzante (peraltro - come mostra il grafico qui accanto - l'Italia è all'ultimo posto nei Paesi Ocse per giovani tra 25-34 anni in possesso di titolo terziario: siamo 25% - la media Ocse è del 42% - e lontanissimi dai primi della classe, la Corea del Sud con il 69%).
Di qui la necessità di invertire rotta: anche perché da noi il tasso di passaggio dalle scuole superiori alla formazione terziaria è inferiore al 50% (la Francia, che ha un sistema educativo simile al nostro, l'iscrizione ai canali terziari è del 70%, e ogni anno circa 300mila ragazzi scelgono la formazione professionalizzante). L'Italia, inoltre, sconta un elevato abbandono: tra gli studenti iscritti solo il 45% completa gli studi in corso o al più con un anno di ritardo.

Offerta professionalizzante
La bozza di documento elaborata dal Miur prova a riordinare il sistema, scongiurando il rischio “concorrenza/doppioni”: Its e lauree professionalizzanti dovranno infatti parlarsi e lavorare insieme per strutturare corsi impostati in una logica “duale” e in collaborazione con imprese e territori (l'università potrà costruire il suo percorso formativo definendo un ordinamento didattico cui corrispondono cattedre e relativi docenti; l'Its, dal canto suo, costruisce il proprio con le aziende e potrebbe ogni anno modificare il piano formativo in base ai bisogni emergenti). Anche il 2+1 (in accordo con gli atenei) dovrà essere co-progettato e strutturato “nell'ottica Its”. Queste “super scuole superiori” hanno poi bisogno di un finanziamento aggiuntivo (lo scorso dicembre saltò il raddoppio dei fondi), e dovranno restare lo sbocco esclusivo per “i tecnici specializzati” della manifattura. Le lauree professionalizzanti invece guarderanno principalmente ai percorsi ordinistici (anche per il riconoscimento dell'abilitazione alla professione).

Prime reazioni
«L'Italia ha bisogno di far decollare un sistema di formazione terziaria professionalizzante - ha sottolineato il sottosegretario, Gabriele Toccafondi -. C'è spazio per tutti. Dobbiamo guardare ai bisogni dei ragazzi». «È positivo un percorso che valorizza atenei e Its - ha aggiunto Marco Leonardi, a capo del team economico di palazzo Chigi -. C'è bisogno di un lavoro di squadra: per favorirlo possiamo studiare incentivi per le università che indirizzano verso gli Its gli studenti che abbandonano i corsi, salvo poi riprenderli al terzo anno per farli arrivare alla laurea». Le imprese sono pronte: «Its e atenei possono essere strategici per combattere la disoccupazione giovanile - ha incalzato il vice presidente per il Capitale umano di Confindustria, Giovanni Brugnoli -. Dialoghiamo con tutti: a noi interessa co-progettare percorsi di studio subito teorico-pratici e che rispondano alle necessità specifiche della manifattura».


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