Studenti e ricercatori

Istat: a inizio carriera più laureati precari che diplomati. Pensione di vecchiaia a 67 anni nel 2019

Almeno all'inizio della carriera, il lavoro precario interessa più laureati che diplomati, ovvero chi ha studiato di più. Cresce all’aumentare del titolo di studio. In un’audizione in Commissione Affari costituzionali della Camera il presidente dell’Istat Giorgio Alleva ha messo in evidenza che «l’occupazione atipica al primo lavoro è diffusa anche per titoli di studio secondari superiori o universitari e cresce all’aumentare del titolo di studio, essendo pari al 21,2% per chi ha concluso la scuola dell'obbligo e al 35,4% per chi ha conseguito un titolo di studio universitario». Alleva ha ricordato che «la quota di lavoratori temporanei, già in partenza più consistente fra i giovani, aumenta dal 1997». Infine, il presidente dell’ente statistico ha fatto presente che il 40% delle lavoratrici precarie è mamma. Alleva è stato audito sulle proposte di legge per assicurare l'equità nei trattamenti previdenziali e assistenziali.

Il rischio di una pensione bassa per i giovani di oggi
Il presidente dell’Istat ha aggiunto che i giovani di oggi rischiano di poter fare affidamento su una pensione bassa. «Il basso tasso di occupazione dei 25-34enni (60,3% nella media del 2016) - ha spiegato -, costituisce una grande debolezza per il presente e il futuro di queste generazioni che rischiano di non avere una storia contributiva adeguata. Ciò - ha aggiunto - si rifletterà su importi pensionistici proporzionalmente più bassi rispetto a carriere lavorative regolari, cioè con salari adeguati e continuità nel versamento dei contributi». Non solo: «Lo scarso impiego di queste fasce di età indica, poi, una grave situazione di sottoutilizzo di un segmento di popolazione ad elevato impatto potenziale sullo sviluppo economico del Paese».

Verso età pensione vecchiaia a 67 anni nel 2019
Il presidente dell'Istat ha ricordato che «dal 2021 l'età per la vecchiaia salirebbe a 67 anni e 3 mesi mentre per i successivi aggiornamenti, a partire da quello nel 2023, si prevede un incremento di due mesi ogni volta. Con la conseguenza che l'età pensionabile salirebbe a 68 anni e 1 mese dal 2031, a 68 anni e 11 mesi dal 2041 e a 69 anni e 9 mesi dal 2051». Ora, «per quanto attiene l'adeguamento dei requisiti di accesso al pensionamento» negli anni precedenti due aggiornamenti sono stati già forniti. I prossimo aggiornamento, ha precisato, «entrerà in vigore dal primo gennaio 2019 e sarà costruito sul triennio 2013-2016».

Il 40% delle lavoratrici precarie è mamma
Secondo Alleva il lavoro precario, cosiddetto “atipico”, è «più diffuso tra i giovani di 15-34 anni», tanto che «circa 1 occupato su 4 svolge un lavoro a termine o una collaborazione». Il presidente dell'Istat ha sottolineato che il precariato riguarda anche gli «adulti e i soggetti con responsabilità familiari: nel 2016 un terzo degli atipici ha tra 35 e 49 anni, con un'incidenza sul totale degli occupati dell'8,9%; tra le donne il 41,5% delle occupate con lavoro atipico è madre».


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