ITS e imprese

Una laurea ad hoc e un bollino di qualità per la manifattura

di Claudio Tucci

Azzeramento per i primi tre anni degli oneri contributivi e fiscali per le assunzioni di giovani effettuate dalle imprese private nel 2018 e 2019; da affiancare, poi, “in via strutturale”, a una filiera formativa “duale” che, valorizzando alternanza, apprendistato e Its (le super scuole di tecnologia post diploma alternative all’università), consenta di inserire il ragazzo in un percorso altamente professionalizzante, e - finalmente - in linea con le esigenze della manifattura di oggi (Industria 4.0) e di domani.

È questo il cuore della proposta «Giovani, impresa, futuro», che Confindustria ha presentato, ieri, a Milano, nella sede del Gruppo 24 Ore, rappresentato dal presidente, Giorgio Fossa, per far decollare in Italia il link scuola-lavoro.

Intanto, c’è da rilanciare l’alternanza. A due anni dalla sua introduzione obbligatoria le aziende che hanno accolto studenti in formazione “on job” sono state l’8,8% il primo anno; si stima che il secondo saranno il 9,7% (nel comparto dell’industria manifatturiera siamo al 10,6%). I corsi sono passati da 11.585, prima della legge 107, a quasi 30mila; e mediamente gli imprenditori hanno aperto le porte a 1,3 ragazzi a testa potendo contare su una loro presenza “sul campo” compresa tra 1 e 3 settimane. Le difficoltà sono però ancora tante, a cominciare dalla solita burocrazia ministeriale e dallo scarso supporto pubblico nel risolvere alcune criticità (in primis su sicurezza e sorveglianza sanitaria) e, soprattutto, nel trasferire le buone pratiche al Centro-Sud, in particolare nelle pmi. «Gli imprenditori, tuttavia, ci credono - ha sottolineato il vice presidente per il Capitale umano di Confindustria, Giovanni Brugnoli -. Per questo, abbiamo deciso di istituire, da settembre, il Bollino per l’Alternanza di Qualità per incentivare le imprese ad accogliere studenti e valorizzare l’eccellenza».

C’è bisogno, poi, di rilanciare gli Its che funzionano, con un tasso d’occupazione all’80%, ma che, ancora, restano una realtà di nicchia. Certo, «servono più fondi e semplificazioni», ha evidenziato Ermanno Rondi, a capo del comitato tecnico su formazione professionale e alternanza di Confindustria. Ma anche - ed è qui l’altro progetto innovativo degli industriali - valorizzando possibili sinergie con le università (che già partecipano alle Fondazioni Its).

La proposta è arrivare a dar vita alle «Lauree Industriali Manifatturiere» (Lim); vale a dire, una modalità complementare di offerta formativa professionalizzante, con una forte sinergia tra tutti gli attori coinvolti, Its, atenei, aziende e territori (l’obiettivo è indicare “un’altra via” percorribile in vista dell’imminente partenza delle lauree professionalizzanti di stampo “accademico”). In pratica, ai due anni di Its se ne aggiungerebbe un terzo di università. «Ci sarebbero più ore di stage, e si intersecherebbero didattica teorica e laboratoriale in funzione delle specifiche esigenze di giovani e imprese», ha sintetizzato il vice presidente Brugnoli.

L’idea di fondo di Confindustria è costruire una nuova filiera educativa “tutta italiana”, disegnata su “tre percorsi” per avvicinare formazione e lavoro.

La “filiera”, ha spiegato il vice presidente per il Lavoro e le relazioni industriali di Confindustria, Maurizio Stirpe, prende avvio, dopo l’alternanza, con l’apprendistato di primo livello. L’apprendista è a tutti gli effetti un lavoratore, e la sua strada è finalizzata al conseguimento del diploma secondario. A questo punto, per il ragazzo e l’azienda si aprono tre differenti scenari. Il primo: dopo il diploma, il percorso di “filiera” continua con l’apprendistato professionalizzante (una possibilità già sperimentata da Enel e Eni), che potrebbe essere reso più appetibile portando da uno a due gli anni di contribuzione agevolata per chi poi stabilizza il giovane.

Il secondo percorso di “filiera” è invece indirizzato a quei ragazzi che dopo il diploma proseguono negli Its o, quando decollerà, in una «Laurea Industriale Manifatturiera» (Lim). Qui si utilizzerà l’apprendistato di terzo livello (lo sta già facendo, con successi, l’Its Lombardia Meccatronica). Conseguito poi il titolo post diploma, scatta l’apprendistato professionalizzante (serve però un intervento normativo per “agganciare” le tre tipologie di apprendistato). Il terzo e ultimo percorso di “filiera” è delineato, infine, per chi, dopo il diploma, prosegue all’università. Qui Confindustria propone, sulla scorta di alcune esperienze realizzate a Milano e Bolzano, percorsi di laurea triennali “potenziati” e contaminati da una logica duale (anche qui, se poi si stabilizza il ragazzo si chiedono due anni di contribuzione agevolata).

La necessità è anche quella di valorizzare le politiche attive, sfruttando le potenzialità dei fondi interprofessionali per la formazione continua che potrebbero dare un contributo nella nuova filiera “duale”: «Raccogliamo in pieno i nuovi assist - ha risposto il presidente di Fondimpresa, Bruno Scuotto -. Basta però con la sottrazione di risorse ai Fondi e alla loro burocraticizzazione».


© RIPRODUZIONE RISERVATA